Chissà, è probabile che qualcuno (forse anche lo stesso Pisapia), abbia creduto davvero a questa rappresentazione, ma ora è uno dei garanti della «questione morale milanese», Basilio Rizzo, a sancirne il definitivo tramonto. Rizzo, ex esponente della Lista Fo rieletto nel maggio scorso con la lista dei comunisti e assurto al vertice del Consiglio, punta il dito sui suoi stessi compagni con argomenti clamorosi, e non risparmia una maliziosa critica al calcio-mercato (metafora sua) del sindaco: «Buon allenatore è chi, arrivando, plasma la squadra a partire dalla rosa» - ha detto - e non chi fa «pesca sul mercato», «con l’unico scopo di irritare lo spogliatoio e dividerlo». Rizzo è deluso, e la sua conclusione è un richiamo e un auspicio, più che una constatazione realistica: «Noi - dice - non siamo e non possiamo essere come gli altri (e vi prego non ditemi che siamo diversi per qualche unità in meno di assunzioni!)».
In effetti i primi 8 mesi di amministrazione comunale sono state costellate da una doccia fredda dopo l’altra. Prima gli scontri di potere fra alleati, poi la «baruffa delle comari» fra il sindaco e l’assessore Stefano Boeri, quindi i pasticci sulle privatizzazioni delle società partecipate, le stangate fiscali e ora la tormentata nascita di questo nuovo Ecopass. Dove sia questa diversità (semmai c’è stata) nessuno lo sa più.
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