Letizia Moratti, al taglio del nastro in corso Lodi con l’assessore all’Arredo urbano Maurizio Cadeo e il presidente di Atm Elio Catania, ha ricordato che Milano oggi è la prima città in Italia per il bike sharing (a Torino sono in servizio 22 stazioni e 200 bici, a Roma 19 colonnine per 200 biciclette), e addirittura la quinta in Europa, superata solo da Parigi (con un esercito di bici a disposizione, ben 20.600), Barcellona e Londra (con 6mila a testa) e Lione (4mila). É «un mezzo molto amato dai milanesi» ammette il sindaco, che conferma l’obiettivo di arrivare a una fase 3, con altre 100 stazioni oltre la circonvallazione e un totale di 5mila bici a disposizione. Un passo alla volta. I tecnici del resto non nascondono che dall’idea alla realizzazione di una colonnina possono passare anche tre mesi, è «un delirio burocratico». Nel sottosuolo ci sono ben 33 sottoservizi - dal gas, all’acqua agli operatori telefonici - e per ogni stazione vanno acquisite obbligatoriamente 79 planimetrie. Senza contare i vincoli paesaggistici, in aree come i Navigli può arrivare facilmente lo stop a scavare. O la richiesta di un surplus di documentazione, che fa perdere altri mesi. Il Comune aveva già stanziato 5 milioni di euro per la prima parte del piano, una parte dei fondi avanzati (circa 1,5 milioni) verrà usata per la fase 2 e nel bilancio 2011 saranno inseriti presumibilmente altri 5 milioni. I costi verranno ricoperti con la pubblicità gestita da ClearChannel in corrispondenza delle stazioni.
Ci sono le bici, ma sono continue le polemiche sulla mancanza delle piste ciclabili, sollevate nei giorni scorsi anche dal candidato sindaco del Pd Stefano Boeri in corso Buenos Aires. «Abbiamo realizzato in questi anni 23 chilometri di piste in più - è la replica della Moratti -. Partivamo da una base bassa, quindi certamente abbiamo ancora da fare, ma abbiamo previsto 30 nuovi chilometri entro il prossimo biennio».
Ingrandisci immagine
