Porre sullo stesso piano «coppie che assumono un preciso impegno pubblico e persone che, per scelta o per impossibilità, non rendono vincolanti i propri legami affettivi, significa violare la lettera e lo spirito della nostra Carta fondamentale». É «necessario dare chiara e incontestabile priorità alla famiglia fondata sul matrimonio. Il provvedimento della giunta si annuncia, in modo radicale e stridente, di segno opposto. Se dovesse essere davvero così, una simile scelta si rivelerebbe una pura affermazione ideologica». Pisapia si difende: «É dovere delle istituzioni aiutare tutte le coppie in stato di difficoltà, sono stato contrario alle discriminazioni nel passato, lo sono nel presente e lo sarò nel futuro. Mi sembra assolutamente normale che laddove ci sono dei soggetti bisognosi il Comune faccia tutto il possibile dando anche quelle disponibilità che oggi ci sono».
Il centrodestra? Va a nozze. Dal Pdl Riccardo De Corato che puntualizza come «anche Avvenire smaschera lo scivolone di Pisapia e gli elettori cattolici cominciano a ravvedersi» a Mariolina Moioli, consigliera di Milano al Centro ed ex assessore ai Servizi sociali che definisce la giunta Pisapia «allo sbaraglio. Nessuno nega i diritti personali ma una seria politica di aiuto alla famiglia non disperde i pochi fondi disponibili per questioni ideologiche». L'assessore Pd Marco Granelli, di area cattolica, gettare acqua sul fuoco: «Il provvedimento non ha a che fare con battaglie ideologiche o forzature normative, punta solo a dare aiuti alle famiglie in difficoltà usando fondi della ex amministrazione rimasti inutilizzati e rendendoli più fruibili, usando come criterio l'iscrizione all'Anagrafe sullo stesso stato di famiglia». E il segretario milanese del Psi Roberto Biscardini sostiene che il Comune «non può discriminare nessuno. Di fronte alla crisi discriminare le coppie di fatto è razzismo».
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