Salutato con favore dalla stampa internazionale, Palazzo Morando (ri)apre i battenti all'indomani di una settimana della moda avvelenata dalle polemiche con l'obiettivo dichiarato di diventare fulcro di attività ed eventi culturali durante le prossime passerelle milanesi. Quattro le esposizioni con cui l'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, ha deciso di inaugurare la sede (da oggi fino al 2 maggio, ingresso libero): si comincia al piano terra con l'omaggio ai 150 anni della Frette, «The thread of dreams. Il filo dei sogni», che racconta la storia, iniziata nel 1860, del noto marchio nel settore del tessile della casa. Vi sono bozzetti, creazioni e tessuti da guardare e da toccare, con un angolo dedicato al tatto che pare l'aspetto più innovativo dell'allestimento. Di sicuro effetto, proseguendo al piano terra, la mostra dedicata alla Collezione Tirelli, sartoria romana tanto amata a Hollywood: il premio Oscar per i costumi Gabriella Pescucci ha selezionato per Milano una decina di abiti che sono il sogno di ogni donna, dalle sontuose vesti realizzate per la Maria Antonietta di Sophia Coppola agli indimenticabili abiti che fasciavano Michelle Pfeiffer ne «L'età dell'innocenza». La moda non è fatta solo di abiti, ma anche di dettagli: ecco allora che la terza esposizione a piano terra («Dettagli di moda») omaggia le sorelle milanesi Anna, Lucia e Ninni Mangiameli. All'indomani della chiusura della celebre pelletteria fondata dal 1928 dal padre, le tre sorelle hanno donato il loro patrimonio di accessori (borse, orpelli, scarpe) al comune di Milano: tra le teche, i pezzi più originali, datati anni Venti e Trenta, che le allora ragazze Mangiameli trovavano nei mercatini di tutto il mondo per poi usarli come ispirazione per le loro creazioni.
La vera sorpresa di Palazzo Morando sta però al piano nobile dove sono state finalmente riorganizzate e valorizzate le sale museali che un tempo ospitavano il museo di Milano, tristemente noto per la scarsa affluenza di pubblico. Adesso, in un ambiente tirato a lucido di cui è stata curata persino la profumazione della sale, è possibile apprezzare gli arredi originali e la pinacoteca con i pezzi della collezione Beretta, tutta incentrata sulle trasformazioni urbanistiche di Milano tra Sei e Ottocento. In ventidue sale questi dipinti, spesso di grandi dimensioni, dialogano con i vestiti e gli arredi d'epoca selezionati tra gli oltre diecimila in possesso delle raccolte del Castello, in un viaggio nella moda che racconta i gusti dell'aristocrazia meneghina ma anche di quel popolo che di lì a poco sarebbe diventato protagonista della Cinque Giornate.
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