Ma le male lingue non fanno a meno di notare la gratitudine di De Pasquale per quel posto che finalmente è tornato suo. Proprio due giorni prima della lettera di dimissioni dell'ex sindaco, i giudici amministrativi hanno dichiarato il ricorso da lui promosso «immotivato». De Pasquale, rimasto fuori dall'aula per un pugno di voti, infatti, ha fatto ricorso al Tar sostenendo di aver preso 6 preferenze in più del collega Armando Vagliati (invece eletto). Ma i giudici contabili hanno attribuito non 6 ma ben 9 voti in più a Vagliati. Ci ha pensato Letizia Moratti, a sua insaputa, a rendergli giustizia. Con buona pace di Vagliati che ha dovuto sborsare qualche migliaio di euro in avvocati.
De Pasquale andrà quindi a ingrossare le fila del Pdl, portando il numero dei consiglieri da 11 a 12 (Letizia Moratti faceva gruppo a s´). Non solo, la sua poltrona bilancerà gli equilibri interni al partito a favore dell'ala mantovaniana, elemento accolto con favore dagli uomini del coordinatore regionale, che comprende lo stesso Vagliati. De Pasquale avrà così occasione di porterà avanti le battaglie che avevano contraddistinto il suo operato nella maggioranza: lotta ai graffiti (ha fondato l'Associazione Nazionale anti-graffiti, di cui è presidente) e degrado urbano. Non sarà così con Expo: è dipendente di Expo 2015 spa, settore comunicazione, da tre anni. Non c'è nessuna incompatibilità e «nessun imbarazzo»: «esattamente come accedeva quando ero in maggioranza non parteciperò alle votazioni».
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