La D’Amico non ne fa solo una questione di «genere», ma anche di costi: «Quanto spende il Comune per le sedute a oltranza, tra straordinari del personale e cene?». In Regione va bene l’ostruzionismo, ma viene fissato un termine massimo di discussione e poi si vota. E qui i consiglieri possono discutere 15 minuti su ogni emendamento, perchè non contingentare a 5 minuti?». É convinta che «anche consiglieri del centrodestra sono d’accordo con noi a rivedere il sistema. Forse anche le mogli, due sere fa quella del Pdl Armando Vagliati è andata a trovarlo in aula e ha condiviso la protesta delle donne del Pd. Andrebbe ricordato a chi non c’era, che fino allo scorso maggio tanti dei consiglieri (e assessori) che oggi stanno in maggioranza tenevano blindato in aula le notti il centrodestra con pacchi di emendamenti. «Per carità - ammette la Strada -, ma se era sbagliato anche prima si può correggere il tiro adesso, nel rispetto del dialogo e del confronto con l’opposizione. Si potrebbero fissare sedute tutti i lunedì dalle 14 alle 19 e esercitare la battaglia sugli emendamenti per un tempo più ristretto».
C’era, e di ostruzionismo in aula all’ex sindaco Moratti ne ha fatto su ogni materia, Carmela Rozza, oggi capogruppo del Pd. É d’accordo a mettere mano al regolamento ma «per tutelare su due punti sia noi che l’opposizione: ad esempio, quando può scattare e chi decide di contingentare i tempi del dibattito, e fino a che punto sono ammissibili emendamenti e subemendamenti». Propone ai colleghi del centrodestra di cercare insieme una soluzione bipartisan «se riusciamo a garantire le rispettive prerogative e il confronto senza “massacrarci“ e tenerci ostaggio l’uno dell’altro, facciamo del bene alla nostra vita e all’amministrazione». Le richieste delle consigliere-mamme «mettono il dito nella piaga sul motivo per cui le donne si allontanano dalla politica, con i ritmi inumani che dobbiamo tenere se avessi figli non lo farei».
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