Nato a Lodi e laureato in Bocconi, Arditti è stato portavoce del ministro Claudio Scajola, autore di Porta a porta con Bruno Vespa e poi direttore, con alterne fortune, del Tempo. Tutti giri romani. E c’è già chi dice che dietro il valzer, in realtà ci sia l’abile regia di Gianni Letta. Ma anche l’insoddisfazione del commissario del governo all’Expo Letizia Moratti che da qualche tempo si lamenta di aver poca visibilità di fianco all’evento che con tanta fatica ha saputo conquistare. Grazie all’appoggio di un’intera città. Quella Milano che, dopo averla conquistata, si vede oggi scippare l’evento da Roma. Dai palazzi romani arriva l’amministratore delegato Lucio Stanca, già ministro nel governo Berlusconi e oggi parlamentare con un doppio incarico che non si sogna di lasciare. Come da Roma arrivava la principessa Alessandra Borghese, alla quale con una consulenza era stata affidata «progettazione culturale e rapporti istituzionali», come e se a Milano non ci fosse nessuno in grado di farlo, e che «da queste parti in questi mesi non si è mai vista», racconta chi nell’ufficio con vista su piazza Duomo ci va ogni giorno. «Serve per i rapporti Oltretevere», si giustificò chi l’aveva voluta. Non riuscendo poi ovviamente a spiegare cosa c’entrasse il Vaticano con l’Expo. Oggi da Roma arriva anche Arditti.
Spifferi e malumori che all’Expo si aggiungono alla necessità di tirare la cinghia. «Qui di soldi non ce ne sono - si lamenta un membro del management -, i budget sono continuamente ridotti, si parte con grandi idee e poi bisogna sempre ridurre». Il motivo, l’ha spiegato più volte Stanca, è che gli incassi arriveranno solo alla fine con la vendita di biglietti, gadget e sponsorizzazioni. Vero, ma intanto se i soci non ricapitalizzeranno al più presto, Expo 2015 spa non ha nemmeno i soldi per arrivare all’estate. Intanto il prossimo cda, in programma per i prossimi giorni, è stato spostato a giovedì primo aprile. A elezioni avvenute. Per evitare, assicura qualcuno, che le crepe di Expo finiscano sui giornali e possano influenzare il voto. In ballo c’è la decisione sull’acquisto delle aree di Rho-Pero dove sorgerà il sito, oggi di proprietà della Fiera e della famiglia Cabassi. Ma anche i conti da far tornare, le spese per la spedizione a Shanghai 2010, l’appoggio del governo, il decreto Calderoli sugli enti locali, i compensi di Stanca e dei manager. E magari anche l’ostilità, forse presunta, del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
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