Quei barbari col telefonino che fotografano anche la morte

Di fronte alla tragedia di un suicidio, i passanti tirano fuori il cellulare per avere un'immagine come souvenir. Un'abitudine che non si ferma più nemmeno davanti alla morte. La causa? L'accanimento mediatico sui casi di cronaca nera

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Durante il ventennio fascista era assolutamente vietato alla stampa per disposizione del regime riferire notizie riguardanti i suicidi: nel Belpaese mussoliniano tutti dovevano credere di essere felici.Non c’è sicuramente da rimpiangere la censura del tempo che fu,che pure evitava l’emulazione, ma di fronte al voyerismo e all’accanimento mediatico su alcuni casi di cronaca nera, che oggi finiscono per trasformare la realtà in reality,è più che lecito porsi almeno qualche domanda. Si può anche scoprire che lo sguardo del reality, la fregola di catturare un’immagine come souvenir, il filmatino ricordo da scaricare sul computer,è diventata un’abitudine che non si ferma più di fronte a nulla. Non si ferma più nemmeno di fronte alla morte e al rispetto per i morti.

Il tonfo sordo che ha attirato l’attenzione dei passanti all’inizio di Corso Vittorio Emanuele, alle 9,40 di mattina, era quello del corpo di un giovane suicida, gettatosi da una delle terrazze del Duomo. Comprensibile il capannello di persone che hanno cercato di soccorrere la vittima, l’attardarsi nell’attesa degli inutili soccorsi, il rimanere di fronte al dramma di una morte in quel momento indecifrabile: un incidente? un omicidio? un suicidio?

Ciò che fa rabbrividire è accaduto dopo. È scorgere tante persone intente a catturare un’immagine ricordo con telefonini e videocamere. Che cosa c’era da vedere e da filmare se non un corpo sfracellatosi sul selciato dopo un volo di quaranta metri? Che souvenir può mai rappresentare quel fotogramma? E da mostrare a chi? «C’ero anch’io quando quel disgraziato si è buttato giù dal tetto del Duomo, guarda, guarda qua, l’ho fatta col mio cellulare... E per favore, passami un altro pasticcino».

È la logica conseguenza - o la causa delle lunghe dirette che violano e sezionano i corpi delle tante Sara Scazzi della cronaca nera nostrana. Non c’è più pietà nemmeno per i morti. Siamo barbari. Barbari col telefonino.

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COMMENTI

#5 Alberto43 (1378) - lettore
il 09.02.11 alle ore 14:38 scrive:
Siamo in pieno medioevo. Unica differenza il telefonino che diffonde le foto e il cantastorie che descriveva la scena!
#4 quelsin (73) - lettore
il 09.02.11 alle ore 14:35 scrive:
per restare dalle nostre parti ,altrimenti è razzismo....,i nostri avi avevano i combattimenti dei gladiatori o contro le belve, poi le pubbliche esecuzioni ,la gogna ,la berlina . oggi talk-show,blog,palasharp ,ecc. stiamo là .il cittadino semplice in questo clima si arrangia . probabilmente l'uomo è l'animale riuscito peggio. solo la bontà di Dio potra salvarci .
#3 mo_ro (596) - lettore
il 09.02.11 alle ore 14:06 scrive:
Un Paese che non ha alcuna morale, anzi, un Paese che diprezza la morale e' destinato all'estinzione. L'Italia e' un paese pieno di Pinocchi che non hanno lo stomaco per ascoltare il grillo parlante (leggi coscienza)
#2 Lino Miozzi (340) - lettore
il 09.02.11 alle ore 10:58 scrive:
E' incredibile che succedano cose simili.E' veramente esagerato e.......anche vergognoso.D'altronde,anche quando si parla in televisione di fatti di cronaca nera,la gente si mette davanti allo schermo con la bava alla bocca,in attesa di poter vedere le novità,circa quello specifico casa.Sarebbe più logico stare lontani da episodi simili.Forse,meno se ne,meglio è.Non trovate?
#1 Paul Vara (1080) - lettore
il 09.02.11 alle ore 10:27 scrive:
Ringraziamo la televisione che per fare indici di ascolto mostra senza scelta educativa immagini e programmi che hanno abbassato la capacità di ragionamento degli individui. Ballerine, calcio e montepremi, drammi, sceneggiate volgari tra gente volgare. Non c'è da stupirsi se poi gli imbecilli fotografano un morto con il loro telefono.
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