L’accostamento dei due imperi, seppur ardito, appare più che convincente e non soltanto per la similitudine che ebbero le due maggiori potenze dell’antichità: basti pensare al fatto che l’Impero Romano e l’Impero Han, alle due estremità opposte del pianeta, ebbero pari dimensione (controllavano direttamente circa quattro milioni di chilometri quadrati di territorio) e pari popolazione (circa 50–60 milioni di abitanti) con burocrazie simili, divisi in un numero paragonabile di entità amministrative, con strutture militari enormi, capaci di imporre il rispetto ai vicini oppure di assoggettarli. Ma l’interesse per questa mostra deriva anche e essenzialmente dalla qualità delle opere esposte; oltre ai citati guerrieri di terracotta, l’esposizione presenta preziose rarità come una veste funeraria di giada, un sarcofago laccato con preziosi intarsi di giada, il prezioso stendardo in seta dipinta e il corredo funerario di Mawangdui, con lacche e bronzi, affreschi di epoca Han, modelli di case, utensili in bronzo e oro, testimoni di un florido impero cinese, e molti dei quali mai usciti finora dai confini nazionali, saranno affiancati da altrettanto maestosi gruppi statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri appartenenti alla tradizione dell’impero romano. I musei coinvolti in questa mostra sono stati una cinquantina e hanno fornito oltre 450 opere. La parte italiana della rassegna è stata curata dal professor Stefano De Caro, direttore generale per i Beni archeologici del Mibac mentre la sezione cinese è curata dal professor Xu Pingfang (responsabile dell’Istituto di ricerca archeologica dell’Accademia cinese di studi sociali, direttore della Società cinese di archeologia, capo editore del Yanjing Xuebao). Sul Giornale di domani sarà disponibile un coupon che, presentato alla cassa di Palazzo Reale fino a venerdì 14, consentirà con l’acquisto di un biglietto un ulteriore ingresso gratuito valido per un accompagnatore.
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