«Stiamo valutando l’impugnabilità dei provvedimenti del gip - puntualizza il legale di Nicolic, David Maria Russo -. Faremo comunque istanza di autorizzazione al pm Mauro Clerici affinché il nostro perito di parte, Marco Lorenzo Scarpelli, possa effettuare sul ragazzo l’esame carpale (comunemente definito come esame osseo, ndr), quello dentale ed eventualmente quello delle vertebre. I documenti che abbiamo presentato finora sono tutti veri, su di essi sono in corso una serie di accertamenti: il giudice, infatti, non ha messo in dubbio la loro validità, ha semplicemente stabilito che non possono essere la prova certa della minore età del ragazzo. La famiglia di Remi è molto dispiaciuta perché ritiene che il mio assistito ora dovrebbe stare in un carcere minorile e non a San Vittore. Cosa penso di tutto questo? Prendo atto che il principio in dubbio pro reo (la locuzione, usata nel diritto penale, significa «nel dubbio giudica in favore dell’imputato», ndr) non è stata applicata».
Ad oggi Remi Nicolic, accusato di omicidio volontario aggravato e resistenza a pubblico ufficiale, rischia l’ergastolo. Durante l’interrogatorio di sabato il ragazzo ha ammesso di aver investito il vigile perché era senza patente e stava scappando per evitare un controllo, quindi ha confermato l’aggravante dei futili motivi.
«Aspettiamo anche l’arresto del secondo assassino che è ancora a piede libero. - commenta il vice presidente del consiglio comunale di Milano Riccardo De Corato - Ora ci attendiamo dai giudici del tribunale di primo grado che ristabiliscano in maniera inequivocabile in questa drammatica vicenda, quella certezza della pena che in Italia si è andata smarrendo da lungo tempo. Dove le carceri sono diventati dei grand hotel dove si entra e si esce con estrema facilità. Ci auguriamo quindi una condanna esemplare nei confronti degli assassini che vuol dire l’ergastolo».
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