La notizia del primo caduto italiano sul fronte russo ha larga diffusione anche sulla stampa europea, trattandosi altresì di un valoroso pilota. E dall’Italia il Duce ordina che all’eroico aviatore venga riservata una marmorea sepoltura a Ghencea, vicino Bucarest, con l’effige dell’aeronautica e un epitaffio che recita: «Mario Longoni, sottotenente pilota, caduto valorosamente nei cieli dell’Ucraina combattendo la guerra dell’Italia fascista contro il bolscevismo». Ma, come se si potesse censurare il passato, l’ultima frase sarà cancellata dopo il conflitto. Al padre di Mario viene riconosciuto un non trascurabile indennizzo, però non gli è consentito di raggiungere la tomba del figlio né di poter riavere le sue spoglie, se non a guerra finita. Poi la Cortina di ferro, la «guerra fredda» e la chiusura dell’Unione Sovietica impediscono per molti decenni il rimpatrio delle salme dei caduti italiani. Ma ora Mario compirà ancora un volo. Quello che finalmente porterà la sua urna all’aeroporto militare di Linate oggi, alle 10.30, grazie all’interessamento del Comandante della Prima Regione aerea, generale di squadra aerea Nello Barale e del vice, generale di brigata Aerea Enrico Camerotto. Dopo la celebrazione di una messa nell’hangar, i resti raggiungeranno il Comando di piazza Novelli, saranno custoditi nella «Chiesetta dell’Aviatore». Domani il rientro a Carate nel cimitero cittadino. L’arrivo alle 14,30 sul piazzale della Chiesa parrocchiale dove saranno schierati il picchetto e fanfara della 1° Regione Aerea. Fra le autorità civili e militari sono attesi il sindaco di Carate, Marco Pipino, e il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
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