«Questo impianto - spiega il presidente della Costech, Pietro Italiano - è il risultato di un'esperienza che dura da più di vent'anni e di una ricerca costante, sulla quale investiamo circa 900mila euro l'anno. Si basa su due processi consecutivi: la polverizzazione di pneumatici attraverso l'uso di getti d'acqua ad altissima pressione e l'applicazione di un processo di pirolisi al materiale ottenuto, cioè mediante l'utilizzo di calore e in assenza di agenti ossidanti». In pratica, prima si frantumano i copertoni in particelle piccolissime, si trasformano queste in miscele di idrocarburi sfruttabili energeticamente.
Con un vantaggio ulteriore: che la componente d'acciaio degli pneumatici, perfettamente pulita, può essere nuovamente utilizzate impiegata per uso industriale. «È una tecnica - continua Italiano - che, confrontata con quelle tradizionali, permette un rendimento più che doppio con un dimezzamento del dispendio energetico e, quindi, la trasformazione di enormi quantità di materiali di scarto in energie ad alto valore». Per capire l'entità del recupero e del riutilizzo dei materiali così ricavati, basti pensare che da una tonnellata di pneumatici si ottengono 200 chili di acciaio, 200 di carbon black, 250 di gasolio e altrettanti di gas ad alto potere calorifico, tale, per fare un esempio, da alimentare un motogeneratore producendo emissioni pari a quelle di un'auto catalizzata. Il tutto con costi energetici e impatto ambientale quasi inesistenti, perch´ il pirolizzatore si autoalimenta creando energia nell'ambito dell'operazione di recupero dei materiali dei copertoni.
L'impianto statunitense, che sarà realizzato con ogni probabilità entro la metà del 2010, è destinato a cambiare la faccia di Jacksonville.
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