Dal Parco Trenno agli impianti sportivi, grazie alla prima protesi professionale nel 1998 Daniele ha cominciato la carriera agonistica che lo ha portato a competere in tre mondiali e alle Olimpiadi di Atene, dove si è guadagnato il sesto posto nel salto in lungo. «Nel frattempo mi ero laureato e lavoravo in un'azienda del settore auto, ma quei giorni trascorsi nel villaggio olimpico in mezzo a disabili provenienti da tutto il mondo hanno impresso un'altra virata improvvisa alla mia vita». Ricorda ancora un ragazzo Bulgaro: «aveva un vecchia protesi in legno, ma nonostante questo pareva una forza della natura. Capii che era arrivato il momento di fare qualcosa di diverso». Ci volle un intero weekend trascorso su internet per chiarirsi le idee: «Trovai tutti i bandi di dottorato a cui potevo partecipare e che mi avrebbero consentito di realizzare la mia idea: sviluppare un piede per correre e aprire un'azienda in grado di produrlo». Detto e fatto, perch´ alla fine del marzo successivo Daniele aveva lasciato il suo lavoro per fare ricerca al Politecnico e il 13 marzo 2007 inaugurava la sua creazione: la Roadrunnerfoot Engineering. «All'inizio è stata dura - ammette - tante spese e nessuna entrata, per fortuna siamo diventati soci di Re Fraschini (il produttore della Ferrari formula 1 e degli elicotteri Agusta ndr) che ha messo il capitale per far partire la produzione». Il primo piede da corsa è stato prodotto a gennaio 2008, poi la scorsa estate quello per camminare, di cui sono già stati venduti cento pezzi. Il segreto? «Fare qualità elevata, contenendo i costi». Ecco degli esempi concreti: «noi vendiamo i nostri piedi a mille e 800 euro, mentre l'equivalente dell'azienda americana leader costa 3mila e 200 euro». E ancora: «Il nostro modello per correre viene acquistato con 2mila euro, mentre quello della concorrenza va dai 5mila ai 10mila». Obiettivo: «Rendere raggiungibile per tutti la tecnologia, perch´ tutti i disabili devono poter correre e fare sport». Tra i suoi progetti per il futuro infatti, c'è quello di costruire un piede in carbonio a un prezzo talmente basso da poter rientrare nel tariffario previsto dal Servizio Sanitario nazionale, come a dire «se la montagna non va da Maometto tocca a Maometto, che in questo caso è l'idea imprenditoriale, raggiungere la vetta». Nel giro di un mese sarà pronto un piede progettato appositamente per le persone anziane e in cantiere ce n'è un altro in lega di alluminio, pensato per i disabili africani, da distribuire ad un prezzo bassissimo attraverso le organizzazioni internazionali. «Per questo siamo sempre alla ricerca di finanziatori: per regalare a tutte queste persone, la possibilità di tornare a fare movimento».
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