Quante ne ha viste e sentite con i suoi due soci, Peppino e Alessandro. Per capirlo basterebbe dare un'occhiata alle foto appese un po' ovunque: «Ne ho più io di Fabrizio Corona», ride. Ce n'è una in cui abbraccia un Ronaldo giovanissimo, ben prima che venisse a giocare in italia: «È un ragazzo d'oro, non il cinico che si dice. Quand'era col gambone, all'Inter gli portavo i piatti direttamente a casa. E pensi che si è anche ricordato di invitarmi al suo matrimonio al castello di Chantilly (quello con Daniela Cicarelli, naufragato in pochi mesi, ndr)». Allora se è tornato a Milano, è anche per la sua cucina? «Ma noo», arrossisce. Comunque il francese Marcel Desailly è a lui che ha regalato le sue preziosissime casacche di campione del mondo e d'Europa. «Qualche mese fa è stato qui l'ex pilota scozzese Jackie Stewart e gli ho fatto vedere una nostra foto abbracciati di 40 anni fa, quando venne al ristorante Le Colline Pistoiesi, dove lavoravo prima di venire qui. Ci è rimasto di sasso».
E così tutti i clienti che hanno osservato Graziano sorridere di volta in volta con Indro Montanelli, Mario Soldati, Leo Longanesi, Lady Diana, Maradona, Fittipaldi, Nelson Piquet, Beppe Saronni, Shevchenko o mamma Rosa Berlusconi «che la sera è sempre l'ultima ad alzarsi da tavola». E che qui viene per mangiar sano e senza fronzoli, «perch´ la cucina semplice non morirà mai». Imperitura. Come la voglia di Graziano di raccontarsi: «Non ho altre passioni fuori di questa e alla pensione, a 68 anni, non ci penso proprio». I suoi due figli, invece, hanno scelto una strada diversa. Ecco affiorare la malinconia del confronto generazionale: «Non è più come una volta: i giovani s'imbottiscono soprattutto di fast food. E regna la maleducazione».
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