La pace scoppiò il 7 giugno tra le scintillanti quinte di miss Padania. Serena, accolta da uno scroscio di applausi, la Moratti fece il suo ingresso al teatro degli Arcimboldi a braccetto di Bossi. «Andate d’accordo voi due?» chiese secco il Senatúr al sindaco di fronte a Salvini. «Sì, d’accordissimo» rispose lei sfoderando il suo miglior sorrisi. E da quel giorno i due filano d’amore e d’accordo. Strano? Non troppo se si pensa che la Moratti sindaco e Salvini vicesindaco sono già il più probabile ticket da presentare agli elettori. E che oggi su tutte le prime pagine c’è l’armonia di amorosi sensi tra il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e la Lega. Tanto che più di qualcuno sta mettendo in guardia il premier Silvio Berlusconi. E se a Milano succedesse la stessa cosa? Se la Lega pensasse di far dimenticare la sua ultima terribile performance alle comunali del 2006, 3,75 per cento e appena due seggi con Giancarlo Pagliarini che presto se ne andò e la Moratti di capovolgere i sondaggi che oggi sul suo nome volgono al pianto? Non certo fantapolitica, con il Pdl che dovrebbe cominciare a temere una preoccupante avanzata del Carroccio in città. Roba che poi si paga con assessorati pesanti. A preoccuparsi è anche l’attuale vicesindaco Riccardo De Corato, straordinario uomo macchina, conoscitore di Palazzo Marino come nessun altro. Ma che né la Moratti, né i compagni di partito sembrano disposti a difendere dall’assalto del rampante Salvini. Che non ha dimenticato quella sera all’Arcimboldi. E ora sorride a ogni annuncio di Bossi che si vuol candidare sindaco. Anche perché tutti sanno bene che quello è un lavoro durissimo. Psicologicamente e soprattutto fisicamente. E che Bossi non sarebbe certo in grado di affrontarlo. Ecco perché il gioco dei leghisti è ormai chiaro. E forse solo tattica l’uscita di Davide Boni («Milano ha bisogno di un sindaco leghista»). «Credo - ha spiegato pochi giorni fa al Giornale il coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà - che quello di Bossi sia un sistema per negoziare su altre posizioni e penso al vicesindaco». Con il vicecoordinatore ex An Massimo Corsaro che fa un passo in più. Dando in sostanza il via libera. «Il vicesindaco alla Lega? È una possibilità - spiega - Non ci sono però diktat e assetti precostituiti. Comunque non è una richiesta scandalosa anche se la risposta non è automatica».
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