La grande mosche era il primo punto del programma elettorale di Shaari quando si è candidato sindaco contro Moratti e Pisapia. Ha dovuto ritirarsi perchè le firme raccolte per partecipare alla sfida non erano sufficienti, ma conta sul sindaco di centrosinistra e si affida al portavoce degli islamici di Sel per centrare l’obiettivo. Si comincia dalle piccole moschee di quartieri, come concordato al tavolo in Comune. Una decina sono già ben note, i residenti ci fanno i conti da anni, il centro islamico di viale Jenner è il più noto. Poi si aggiunge il sottobosco di garage, cantine e magazzini trasformati in luoghi di culto abusivi. Ci sono la confraternita sufi «Jerrahi-Laverti» di viale PIceno, il «Centro Dahira Touba» di via Carnevali, il centro Scito Iraniano di via Tolstoj. L’«Islam Kultur Merkesi» è in via Fara, già noti anche l’istituto islamico di via Quaranta o la Casa della cultura islamica di via Padova.
La Lega raccoglie firme contro le mini e la maxi-moschea. Il Pdl si divide. Il capogruppo Carlo Masseroli ha espresso un no assoluto al grande centro di preghiera, apre invece ai piccoli luoghi di culto nei quartieri. Il consigliere comunale Andrea Mascaretti assicura invece che ci sarà «un battaglia durissima in aula ma anche una mobilitazione nelle piazze, perchè gli esempi con cui abbiamo dovuto fare i conti finora non depongono a favore: viale Jenner ha ospitato estremisti coinvolti in attentati terroristici, serve prima una legge nazionale e un albo degli imam». E «dobbiamo spiegare alla gente cosa si rischia concedendo troppo ai musulmani. Milano è anche una città ricca, rischia di diventare la capitale italiana dell’immigrazione araba, con i problemi con cui stanno facendo i conti Paesi che si sono mostrati fin troppo aperti e disponibili ad integrare gli islamici». Cita Rotterdam. La seconda metropoli olandese è ormai un pezzo di Medio Oriente, è una città a maggioranza immigrata, ha i minareti più alti d’Europa e viene chiamata «Eurabia», soprattutto da quando nel 2009 ha eletto il primo sindaco islamico. In Danimarca, sono già 200mila su una popolazione di 5 milioni, in base ad un calcolo demografico il Damp sostiene che entro il 2020 i musulmani costituiranno la maggioranza. A Malno in Svezia, una cittadina che è stata teatro di violenti scontri, un terzo della popolazione è composta da immigrati islamici e le percentuali di disoccupazione sono pazzesche, quasi il 90% sopravvive grazie ai sussidi garantiti dal welfare scandinavo. «É una comunità chiusa che non si integra - avverte Mascaretti - e tende a colonizzare i Paesi che li ospita. Se diventiamo la città-simbolo in Italiae corriamo lo stesso rischio di Paesi nordici, pochi forse immaginavano che avesse già un tasso così elevato del fenomeno Islam».
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