Cento tavole originali e litografie del genio spagnolo, tratte dai volumi Le Metamorfosi di Ovidio, Il capolavoro sconosciuto di Balzac, Dos Contes di Reventos e Dans l'atelier de Picasso di Sebart´s, saranno esposte alla mostra, curata da Elena Pontiggia, «Picasso illustratore», che si apre oggi alla Fondazione Stelline (in corso Magenta 61, fino al 6 maggio; da martedì a domenica, 10-20, lunedì chiuso; catalogo Skira; info: 02-45462411). E per la prima volta, a rendere ancora più preziosa l'iniziativa, saranno in esposizione eccezionale anche le 31 matrici di rame incise direttamente dalla mano dell'artista per illustrare il libro della Histoire Naturelle di Georges-Louis Leclerc Buffon, naturalista francese del Settecento. «È motivo di grande orgoglio e interesse - ha detto Camillo Fornasieri, presidente della Fondazione - presentare per la prima volta in Italia un corpus così ricco e completo di incisioni di Picasso». La sua lunga carriera grafica, iniziata già nel 1899, lo vide sperimentare ogni tipo di tecnica, dall'acquaforte all'acquatinta, dalla puntasecca al bulino, dalla litografia al linoleum. Come illustratore, tra il 1905 e il 1972, lavorò a ben centocinquantacinque volumi, tanto da guadagnarsi l'etichetta, da lui apprezzata, di «ilustrador-pintor».
In mostra possiamo trovare molte delle stampe realizzate per libri di pregio, come le acqueforti per le Metamorphoses di Ovidio, il primo testo di una certa importanza che Picasso si trovò a illustrare e che fu pubblicato nel 1931 dall'allora giovanissimo editore svizzero Albert Skira.
«Per la ricchezza dell'invenzione iconografica e la complessità delle soluzioni compositive - spiega Elena Pontiggia, curatrice della mostra - rappresentano il ciclo di illustrazioni più significativo di Picasso». L'artista reinterpreta infatti con estro i miti metamorfici raccontati dal poeta latino, esasperandone ogni aspetto: i personaggi sono dominati da passionalità e violenza, amore e morte. A fianco di queste drammatiche tavole sono in mostra anche le incisioni tratte da un altro volume di lusso, Le chef d'oeuvre inconnu di Honor´ de Balzac. Volute dal famoso gallerista e mercante d'arte francese, nonch´ editore, Ambroise Vollard, le illustrazioni disorientarono i collezionisti del tempo: «Realizzazioni cubiste si affiancano a disegni che fanno pensare a Ingres - affermò all'epoca Vollard davanti all'incontenibile creatività dell'artista - ma ogni opera di Picasso è destinata a fare scandalo fino al giorno in cui lo stupore cede il posto all'ammirazione».
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