Tamponata la frattura con l’alleato, resta la questione interna. Anche se l’incontro di ieri a Roma, sembra aver convinto i colonnelli a siglare se non una pace, almeno una tregua. A parlare di congressi e del «caso Lombardia» si sono trovati i coordinatori nazionali Denis Verdini e Ignazio la Russa, il vice presidente della Camera Maurizio Lupi e il questore Francesco Colucci, l’ex ministro Mariastella Gelmini, i deputati Luigi Casero e Viviana Beccalossi, il coordinatore regionale lombardo Mario Mantovani. Alla fine la decisione di cercare una ricomposizione e confermare le date. Eccetto per Como dove si rinvia a dopo l’elezione del sindaco, lasciando per ora il coordinamento ad Alessio Butti. Via libera, invece, per l’11 febbraio a Cremona e Mantova e per il 12 al «provinciale» di Milano. Mentre quello comunale sarà il 25. «Il coordinatore regionale - ha sottolineato al termine dell’incontro Mantovani - punta a un candidato unico». Anche tenendo conto che si andrà al voto in 117 città. Proposta che non piace assolutamente all’ex coordinatore e presidente della Provincia Guido Podestà: «In questi mesi abbiamo assistito a un immobilismo assoluto del Pdl. Le uniche azioni concrete sono state i gazebo e le raccolte di firme dei miei giovani contro Area C». Non solo. «Se i congressi non devono essere un confronto di idee, ma la ricerca di un inutile unanimismo, allora è meglio lasciar perdere. Così rischiamo solo di passare dal sonno alla necrosi». La miglior testimonianza della vivacità interna, ma anche del rischio di una «balcanizzazione» del partito. Senza ritorno. E una speranza, quella di Mantovani, che in Lombardia potrebbe rimaner tale. Perché l’ingorgo che si è creato tra congressi provinciali e cittadini in tutta la Lombardia e il rimpasto di giunta in Regione, non sembra poter consentire una ricomposizione degli screzi. Troppe le richieste da accontentare e infinite le variabili da considerare, per immaginare che alla fine ci possa essere un’unica foto di famiglia. Col termometro del conflitto che anche ieri ha segnato temperature altissime dopo la denuncia del segretario cittadino del Pdl a Pero che secondo Repubblica avrebbe denunciato una ventina di tessere risultate false. Un caso simile a quello che a Vicenza ha portato i dirigenti locali davanti alla magistratura. E che secondo un pezzo grosso del Pdl, «rischia di innescare una reazione a catena». Vanificando il grande sforzo di rilancio del partito fatto con il tesseramento e la possibilità offerta agli iscritti di eleggere direttamente i vertici locali. «Ho dato mandato al coordinamento provinciale di fare le verifiche - assicura il coordinatore Mantovani -. Ora aspetto i risultati».
Si vedrà. Sul fronte del rimpasto in Regione aumentano le pressioni dei «laici» perché Formigoni rinunci al sottosegretario Paolo Alli e al capogruppo Paolo Valentini. Mentre per il congresso cittadino la sfida è tra Giulio Gallera, Andrea Mascaretti e Pietro Tatarella. Formigoni vuole Monza con Stefano Carugo.
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