«Quella 500 è nostra Gheddafi l’ha pagata duecentomila euro»

di -
La foto della Fiat 500 Capri personale del colonnello Gheddafi, realizzata da Serghei Ponomarev dell'Associated Press, ha fatto il giro del mondo in poche ore, aprendo uno squarcio quasi surreale nel sanguinoso scenario dell'assedio finale al dittatore libico. «Quando ho visto la vettura intatta, senza un graffio e coperta da un sottilissimo strato di polvere, sono rimasto molto colpito per il rispetto che i ribelli le hanno riservato» ci dice Gioacchino Acampora, titolare dell'Atelier Castagna che porta il nome di una famosa carrozzeria di Milano con oltre 160 anni di storia. «Subito dopo - continua Acampora - mi sono chiesto come abbiano fatto a far salire la vettura lungo la rampa, lunga quasi un chilometro e con una pendenza del 30%, che conduce al garage bunker di Gheddafi». La 500 Capri, con livrea esclusiva verde-oro e capote color sabbia, un pezzo esclusivo, su misura, come tutti quelli che escono dall'atelier milanese, pesa infatti 1,6 tonnellate e monta un motore elettrico da 34 kW dell'Ansaldo, la cui centralina ha dovuto essere appositamente riprogrammata per superare pendenze fuori del comune. E' improbabile che siano riusciti a metterla in moto, dal momento che l'accensione avviene in due fasi: dopo che è stata rilevata una persona a bordo, bisogna sfiorare un sensore, capace di riconoscere un certo numero di persone autorizzate, celato dietro l'immagine del Leone del Deserto (una delle modifiche chieste per questa particolare 500), quell'Omar el-Mukhtar acerrimo nemico dell'esercito coloniale italiano.
Ordinata in giugno del 2009 da un europeo per un cliente del quale non è stato necessario fare il nome, il destinatario è risultato evidente quando al posto del logo Fiat è stato chiesto di apporre quello della Jamahiriya, nome ufficiale della Libia, ed è giunta la targa: J40, per celebrare i 40 anni della nuova nazione festeggiati a Tripoli nel 2009. «I tempi di realizzazione di una nostra vettura si aggirano sui sei mesi, la 500 Capri del raìs, invece, l'abbiamo dovuta costruire, tassativamente, in un mese» sottolinea Acampora, che lascia intuire che si è trattato di giornate molto speciali, e aggiunge «ma soltanto noi, grazie alla nostra competenza artigianale e alla omologazione che siamo in grado di garantire per tutti i modelli del nostro catalogo, avremmo potuto farcela». Dai 65mila euro, normalmente richiesti per una delle Fiat 500 della raffinata gamma proposta da Castagna, il prezzo della 500 Green Book (così battezzata per il colore della carrozzeria che riprende quello del libro che contiene la filosofia del dittatore libico) è salito a 100mila euro ai quali vanno aggiunti altri 100mila per i due speciali inverter, prodotti in Svezia, capaci di ricaricare le batterie, in polimeri di litio come quelle dei telefonini (autonomia 260 km, 160 kmh di velocità massima), in dieci minuti, un'inezia se confrontati con le sei ore di cui le prime vetture elettriche sul mercato hanno bisogno per ricaricarsi dalla presa di casa. «Le 500 che abbiamo in catalogo (nella maggior parte dei casi con propulsori a benzina), spiega Acampora, sono, per i nostri clienti, il primo step nel mondo delle auto su misura, e spesso dopo la piccola di Fiat, che noi proponiamo in 12 versioni, sei per l'autunno/inverno e altrettante per l'autunno/estate, come nel mondo della moda, arriva un ordine per auto di ben altre dimensioni e prezzo». A berline e cabrio, Castagna affianca adesso anche versioni station wagon e limousine della 500, e presto consegnerà addirittura una 500 «presidenziale» a un paese del quale, per riservatezza, non viene fornito il nome. Va fiero, il chief designer dell'esclusivo atelier milanese, del sorriso che le sue creazioni sanno suscitare in chi le vede in strada, un attestato di simpatia che è sicuro otterrà anche l'ultima nata, una 500 Capri, Blu Royale, capote a strisce bianche e azzurre, destinata a una delle star in arrivo alla Mostra Cinematografica di Venezia. Inutile, ovviamente, chiedere di chi si tratta.

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

8 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#8 liobal (372) - lettore
il 29.08.11 alle ore 16:42 scrive:
#2 sorciverdi (556) Sua lettera su contenuto tasche di Benito Mussolini, al momento del macabro spettacolo offertoci da "parmigiani" milanesi. Ho la sensazione che col trascorrere del tempo la Verità venga veramente a galla. Infatti le Fedi d'Oro che gli italiani patrioti, avevano nel 18 dicembre 1935 ,donate alla patria, conservate dalla banca d'Italia (pensate che roba) dopo 10 anni sono saltate fuori a Dongo il cui Sindaco potrebbe benissimo raccontarci la storia degli avvenimenti di quei giorni. Oggi, ognuna di quelle Fedi è conservata ( si fa per dire) nei mattoni del Palazzo del PCI a Roma a v. delle Botteghe oscure ! Italiani, brava gente....
#7 Daniela K. (4) - lettore
il 27.08.11 alle ore 17:20 scrive:
sorciverdi, i ribelli nel compound Bal al-Azizya di Gheddafi non ci sono mai arrivati perciò non hanno potuto trovare proprio niente di ciò che vai elencando tanto meno l'album di foto della Riso con dolcezza mostrato ai tg e costruito ad arte. Quelle immagini sono state girate in un set cinematografico in Qatar e sai chi ce l'ha detto, anche se in troppi non si documentano? Jalil. Questo per alzare il morale ai traditori mercenari alis i ribelli e far sì che altri Stati riconoscessero il CNT. Gheddafi avrà anche pagato un'auto così tanto ma al suo popolo ha dato un grande welfare, qua i politici fanno spese pazze lo stesso e ci propinano la manovra fiscale. Direi che stiamo messi peggio e che dovremmo solo star zitti quando abbiamo al potere 950 e più tizi che si sono arrogati il diritti di stipendiarsi con 19.980 € al mese più benedite. Se non si conosce la differenza tra la Libia e Burkina Faso meglio tacere.
#6 liobal (372) - lettore
il 27.08.11 alle ore 17:07 scrive:
Vi meravigliate? Io non lo farei ! La burocrazia italica, sarebbe capace di mettere le acccise su qualsiasi intruglio,prodotto - anche gas derivato da ogni prodotto discendente da digestione umana ( fagioli borlotti, per esempio) pur di ricavar danaro dal movimento di carrette definibili automobili , purché marcino per le strade.. Ragazzi, ma non vi è bastato quel che tale aspetto della Amministrazione italica ci fece digerire durante l'Autarchia ? Auto a gassogeno (cabonella) lanital, Arzente anzichè Cognac,ecc.ecc. Cittadini, acquistate prodotti nazionali ! Non ve ne pentirete mai !
#5 sorciverdi (1259) - lettore
il 27.08.11 alle ore 16:53 scrive:
#4 mariolino50, grazie del commento. Non do pagelle; volevo solo dire che ci sono diversi modi di detenere il potere e alcuni sono meno sobri di altri. Della Marcos mi urtò che nuotasse nell'oro mentre c'era gente che faceva di tutto per sopravvivere. Quanto a Gheddafi, credevo che la tenda, i cavalli, le walkirie della sua guardia personale, la foto del leone del deserto, etc., fossero solo dei modi per impressionare i suoi con un po' di circenses. Invece si scopre che anche lui è schiavo di manie costose (la 500 fuoriserie e il lusso) e di un ben nascosto interesse per una donna "con le palle" il ché sarebbe buon materiale per tracciarne un profilo psicologico. Ciò che ho voluto dire facendo un parallelo con Mussolini è che lui non si arricchì, Gheddafi si e così pure i salvatori della patria del PD che dribblano le sbarre come sta accadendo anche in questi giorni: come dice W.S. Maugham, nel Giorno del Giudizio San Pietro dovrà davvero fare un lavoro difficile...!
#4 mariolino50 (1555) - lettore
il 27.08.11 alle ore 14:03 scrive:
#2 sorciverdi Quello che conta, molto più dei soldi, è il potere, magari assoluto come da vero dittatore, con diritto di vita e di morte su tutti, era meglio se rubava un pò di più e non causava la morte di innumerovoli italiani con le sue manie di grandezza, e forse moriva di vecchiaia come Franco in Spagna. Comunque a rubare ci pensarono, amici parenti e industriali vari.
8 commenti su  1  2   pagine RSS commenti | Cosa sono?
- correlati
+ correlati