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Milan con el cor in man recita un detto meneghino. Un'espressione della saggezza popolare che sembra trovare conferma se si rivolge l'attenzione al complesso e variegato mondo del non profit, di cui Milano, e più in generale la Lombardia, vantano il ruolo di capitale fin dalla prima rilevazione Istat del 1995. Gli ultimi dati disponibili contano 3.499 organizzazioni di volontariato iscritte al registro regionale lombardo nel 2003 contro le 2.180 dell'Emilia Romagna. Un primato confermato dal numero dei volontari, che già nel 2003 sfiorava i 140mila, quando la Toscana, seconda in classifica, si aggirava sui 104mila. Le cifre più recenti confermano questa tendenza: nel 2007 le associazioni iscritte al Registro provinciale del volontariato di Milano erano più di 1.100, su circa 4mila nell'intera Lombardia. Senza considerare che le stime parlano di circa un migliaio di associazioni non iscritte al registro. Si conta che nel 2006 siano state più di 50mila le persone coinvolte in attività di volontariato nella provincia meneghina. «In questo panorama variegato - spiega nel recente volume Milano capitale della salute (ed. Milano Segesta) Paola Mosconi, capo del Laboratorio di ricerca sul coinvolgimento dei cittadini in Sanità presso l'Istituto Mario Negri - gli assistiti sono principalmente malati, cui seguono minori, anziani, diversamente abili, persone in difficoltà economica, immigrati, detenuti ed ex detenuti». Le stime Istat individuano infatti nella sanità (28%) e nell'assistenza sociale (27,8%) i settori nei quali opera il maggior numero di organizzazioni di volontariato. Non sorprende, dunque, che nel 2002 Milano fosse stata riconosciuta come sede nazionale dell'Authority del non profit. Quando si parla del non profit milanese non bisogna però dimenticare le charity impegnate in campo medico e di ricerca, istituzioni anch'esse eterogenee per dimensioni e interessi, ma che trovano sempre nel capoluogo lombardo un polo d'attrazione. «Nel nostro paese - spiega Jacopo Meldolesi, responsabile dell'Unità di neurobiologia molecolare presso l'Istituto scientifico San Raffaele - le charities bancarie sono 82, più un gran numero di fondazioni private difficilmente quantificabile». Come per le associazioni di volontariato, anche per le charities la spiegazione della loro concentrazione territoriale sta nelle caratteristiche della città. «Milano - scrive Meldolesi nel libro Milano capitale della salute - ha disponibilità finanziarie assai più ampie e distribuite rispetto alle altre città; ha una tradizione forte che combina filantropia e concretezza operativa; ha una solida esperienza gestionale; infine ha sviluppato numerose iniziative mediche e scientifiche abituate, almeno in parte, a interagire con il mondo imprenditoriale e a stabilire rapporti di comprensione reciproca».

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