L'appuntamento è con l'arcivescovo Angelo Scola nella chiesa dei Gesuiti di San Fedele. Il cardinale celebra la Messa del 31 dicembre, l'ultima dell'anno. Secondo tradizione si conclude con l'inno di ringraziamento Te Deum. Un solenne grazie a Dio per tutti i giorni regalati nel 2011 che si sta per chiudere.
San Fedele trabocca di gente già da un'ora prima della celebrazione, fissata alle sei e mezza della sera. Tutto intorno Milano è deserta, i negozi del centro chiudono le serrande uno dopo l'altro, la gente fugge per preparare il cenone e addobbarsi per il veglione. Eppure la chiesa si riempie, resiste al freddo («ma qui non c'è il riscaldamento?» chiede sorpresa una signora), che diventa gelo da notte di Natale quando si spalancano i portali e entra il cardinale Scola, seguito da una piccola schiera di concelebranti.
È l'ora degli auguri alla città. Non nascondermi il tuo volto, prega Scola. Conclude: «Ai milanesi auguro di cercare il volto di Cristo». È da questa ricerca - dice - che si valuta la maturità di un uomo.
Adeste fideles. E i fedeli sono venuti eccome, molti sono in piedi. È il momento clou, l'ora della Comunione. L'arcivescovo la distribuisce ai molti che attendono fiduciosi il proprio turno. Il cardinale Scola capisce in fretta che, nella migliore tradizione evangelica, manca il pane. Moltiplica le ostie consacrate, le sminuzza perch´ tutti abbiano la loro minuscola particola. Alla fine le leggi della fisica terrena hanno la meglio. Ostie sold out.
Scola conforta i fedeli che non hanno ricevuto la Comunione e si lamentano sommessamente tra i banchi. Il cardinale ne approfitta per una lezione di dottrina, ricorda «la comunione spirituale»: nel desiderio di Comunione e nella partecipazione all'Eucaristia ci sono comunque una forza e un'efficacia salvatrice. Come dice sant'Agostino, «credi e avrai mangiato». La comunione spirituale, quando non è possibile ricevere l'Eucaristia, è abitudine consolidata di religiosi e santi laici alla Caterina da Siena, oltre che di molti divorziati risposati di solida fede.
Il giorno dopo un sacerdote concelebrante del San Fedele commenta le ostie mancanti: «Un errore di previsione. C'era tantissima gente, molta più degli anni passati...». Deficit di profezia?
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