Il Fondo Italiano per le Infrastrutture, in sigla F2i, ha come amministratore delegato Vito Gamberale, manager esperto in privatizzazioni, con un passato in Autostrade, Tim e in diverse aziende del gruppo Eni. «Il Fondo - sintetizzano dalla società - si pone come centro di aggregazione e di alleanze con soggetti pubblici e privati che operano nel settore delle infrastrutture nazionali, attraverso la partecipazione a processi di privatizzazione».
F2i non nasconde l'interesse per Sea. Al punto da aver vincolato l'acquisto delle quote di Serravalle messe in vendita da Palazzo Marino alla contemporanea acquisizione del 20% di Sea. Venerdì scorso, subito dopo la notizia che la gara per la cessione del 18% delle quote di Serravalle era andata deserta, è arrivata la lettera di F2i, una «manifestazione generale di interesse» per l'accoppiata Sea e Serravalle. Come puntualizzano da F2i, non una trattativa privata ma «una disponibilità a partecipare alla gara pubblica che il Comune deciderà di indire».
A questo punto Palazzo Marino deve fare un nuovo bando aperto a tutti i competitors interessati. Ma la divisione riguarda la vendita in blocco di Sea e Serravalle, che limita la platea di possibili acquirenti. Anche se si vocifera di una partecipazione alla gara di un Fondo indiano, non sono molti i gruppi interessati a investire contemporaneamente sia sulle autostrade sia sugli aeroporti. Così il Comune è sotto osservazione: l'opposizione e una parte della stessa maggioranza vigilano perch´ il bando non sia compilato su misura. D'altra parte, il Comune ha bisogno di liquidità entro la fine dell'anno e così anche la Sea.
L'alternativa resta la Borsa. Un'operazione non esclude l'altra. Sia Palazzo Marino che il cda della Sea si sono impegnati a perseguire l'obiettivo di un azionariato diffuso. In questi giorni la Sea, che si era data novembre 2011 come dead line per la quotazione, si è presa altri dodici mesi di tempo. Esiste un accordo sottoscritto con i sindacati ed è verosimile che un cambio di strategia diventi una corsa ad ostacoli.
F2i, con una disponibilità di 1.852 milioni di euro, è il più grande Fondo italiano. È un fondo privato istituzionale, partecipato da istituti bancari (33,9%), casse previdenziali (24,2%),fondazioni bancarie (23,8%) e assicurazioni (9,45). L'8,1% è in mano alla Cassa depositi e prestiti. Al Fondo partecipano i principali gruppi bancari italiani (Intesa San Paolo attraverso Biis, la Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, e il gruppo Unicredit) e numerose Fondazioni bancarie: Cariplo, Cassa di Risparmio di Torino, Monte dei Paschi di Siena, Cassa di Risparmio di Cuneo, Cassa di Risparmio in Bologna, Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Cassa di Risparmio di Forlì. Fanno parte del Fondo anche due casse nazionali di previdenza e assistenza: Inarcassa (ingegneri e architetti liberi professionisti), e Cipag (geometri liberi professionisti). Tra i principali investitori anche la banca d'affari Merrill Lynch International.
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