Italia, oggi è il giorno di Prandelli: l’anti Lippi

Presentazione del nuovo ct: esordio il 10 agosto a Londra contro la Costa d'Avorio. Rivoluzione in Federcalcio. Albertini alla guida del club Italia, in pensione Vicini e Giacomini. Sacchi tutor delle giovanili, Petrucci taglia i contributi al calcio

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No, non è un semplice e naturale cambio della guardia tra due ct, uno (Lippi) che torna da un mondiale disastroso, l’altro (Prandelli) che s’imbarca per un’avventura molto più complicata del previsto. No, qui c’è dell’altro, molto altro ancora e sarebbe un clamoroso errore fermarsi all’apparenza. Perché con la conferenza-stampa di oggi pomeriggio a Roma, nella sala-stampa dell’Olimpico, la presentazione di Cesare Prandelli segnala un radicale cambiamento rispetto alle precedenti abitudini. Marcello Lippi, in tandem con Vladovich, segretario della Nazionale, aveva di fatto costituito una sorta di enclave azzurro, inaccessibile: al ct e al funzionario rispondevano direttamente, calciatori, collaboratori, dirigenti e allenatori dei club. La federcalcio è rimasta per due anni nell’angolino: questione di personalità, forte, molto forte quella del viareggino, ma questione anche di risultati, proveniva dalla notte di Berlino Marcellone ribattezzato «Macello» dopo il flop in Sudafrica.

I provvedimenti che testimoniano il cambio di registro e il ritorno del club Italia sotto il controllo, politico, della federcalcio, sono due: 1) la nomina di Demetrio Albertini, vice-presidente federale a responsabile numero uno del club Italia, delega piena, promessa ai tempi della rielezione di Abete; 2) l’obbligo, per Prandelli e il suo staff, di risiedere non più a Coverciano, dove si svolgeranno raduni e stage, ma nell’ufficio di via Allegri appositamente attrezzato. Il giovanissimo tecnico bresciano, dal suo canto, ha ricevuto da Abete il via libera per farsi scortare anche in azzurro dal quartetto di collaboratori storici: Pin sarà il vice, Venturati e Casellato gli assistenti, Di Palma l’allenatore dei portieri, presentato in federcalcio come «il primo allenatore di Buffon a Parma» e quindi in sintonia assoluta con il portierone della Nazionale. Tutti e quattro hanno siglato ieri i rispettivi accordi economici: lo staff di Lippi (Pezzotti, Peruzzi, e Bordon) sarà riciclato mentre Gaudino, il preparatore, già in quota alla Juve, tornerà alla casa madre torinese.

Nel primo giorno da Ct, Prandelli e Abete hanno parlato di programmi immediati (la prima amichevole è fissata per martedì 10 agosto, a Londra, contro la Costa d’Avorio, stadio del Fulhan, Craven Cottage) in vista del girone di qualificazione europea, ma anche di iniziative tese a ristabilire rapporti di reciproca collaborazione e simpatia tra club e Nazionale. Prandelli ha in mente un bel giro nei ritiri delle squadre di serie A, a cominciare da Appiano Gentile, residenza dell’Inter campione d’Italia e d’Europa: un omaggio all’armata morattiana ma anche una simbolica presa di distanza dal gesto di Lippi che andò in pellegrinaggio a Milanello, Torino (Juventus), Bogliasco (Samp) e Castelvolturno (Napoli) saltando appunto l’Inter, «perchè non ci sono italiani» la spiegazione interpretata da Moratti come un affronto personale.

Oggi tocca a Prandelli, domani ad Abete, sostenuto in queste ore dal presidente del Coni Petrucci che ha fatto sapere agli sport di aver ridotto del 3% l’appannaggio destinato al calcio, 2 milioni 430 mila euro in meno rispetto agli 81 milioni soliti, per dire addio alla politica delle sovvenzioni a pioggia e dare inizio alla nuova epoca, tutti devono fare sacrifici, in proporzione ai rispettivi guadagni. Nel consiglio federale di venerdì, inoltre, si comincerà a fare sul serio per dare qualche risposta concreta al denunciato declino del calcio italiano. Scontati i ricambi dirigenziali nel settore tecnico e giovanile (a scadenza i mandati di Azeglio Vicini e Massimo Giacomini), alle viste proposte per valorizzare i vivai e per mettere un freno all’arrivo di extra-comunitari. Sempre attuale la candidatura di Arrigo Sacchi come coordinatore delle nazionali giovanili.

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COMMENTI

#5 Betz (53) - lettore
il 02.07.10 alle ore 14:49 scrive:
Il problema è molto semplice, anche i ragazzini di 14 15 anni costano troppo essendo degl' investimenti poco sicuri, visto che su 10 ragazzi 2 o 3 arriveranno!Perchè investire del capitale a rischio se posso prendere un ragazzo di 18 19 anni a parità di costi ma con rischi inferiori??? Bisogna capire che se hai 14 15 anni non si sa se esplodi e diventi un buon giocatore, mentre a 18 19 si...Comunque il paragone del "vu cumprà" è eccissivo,l'Italia non è più una delle poche Nazioni emergenti del mondo del calcio, tutte le Nazioni stanno migliorando, e penso che in futuro verremo superati da Nazioni che non hanno alle spalle la storia calcistica che abbiamo noi (es. Mexico vedrete tra 4 anni).
#4 MARCO 34 (678) - lettore
il 01.07.10 alle ore 19:00 scrive:
Caro Betz se "col prezzo di un giovane italiano compro due stranieri" .. A me pare lo stesso discorso di quelli che comprano la borsa di Louis Vuitton dal "vuo' cumprà" ne prenderai due ma avrai sempre un tarocco ( e non mancano gli esempi). I giovani talenti si vanno a cercare anche fra le squadrette di periferia ancora da formare e non già pronti all'uso, perchè in questo caso costano...
#3 Betz (53) - lettore
il 01.07.10 alle ore 11:31 scrive:
Ovvio che ci sono tantissimi stranieri nelle nostre squadre visto che i nostri giovani italiani costano uno sproposito e se una Società come Inter, Milan o Juve vuole comprarli alzano ancora di più la cifra.Se con il prezzo del cartellino di un giovane italiano compro due stranieri cosa faccio??Vado a comprarmi lo straniero, simple as that.dovrebbero mettere dei tetti ai costi dei cartellini delle giovani promesse allora si che le società tornerebbero ad investire sui nostri e non sui giovani degli altri paesi.
#2 meverix (1175) - lettore
il 01.07.10 alle ore 10:28 scrive:
Troppi gli stranieri che giocano nelle nostre squadre (vedi Inter). Io obbligherei le società a schierare in campo non meno di 6 giocatori italiani. Poi in rosa, se uno ha soldi da buttare, di stranieri può averne anche 100, am in campo voglio vedere almeno sei italiani.
#1 siroque (70) - lettore
il 01.07.10 alle ore 9:32 scrive:
Si intende ringiovanire il settore tecnico bene finalmente. Il Pin di cui si parla é la promessa veneta di un tempo che proviene dalla Fiorentina calcio? Sarà possibile così restituire al calcio quel grande serbatoio di giocatori di questa regione. Nei centri giovanili di tantissime società alle prese con bilanci difficili da far quadrare, la Federazione inserirà talent- scout alla ricerca del prossimo Del Piero e investimenti mirati a valorizzare i vivai. Giocatori da crescere anche in personalità attraverso campus ad hoc.
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