Lo 007 in coma sposa la compagna «Un atto d’amore»

da Roma

Non è in grado di parlare e dunque non ha potuto pronunciare con la sua voce il «sì». Ma sulla sua volontà di sposare la compagna di sempre, Francesca, nessun dubbio da parte di tutti i familiari: la madre, la sorella, il padre.
E così giovedì sera nell’ospedale militare del Celio, Lorenzo D’Auria, attaccato al respiratore artificiale che lo tiene in vita, si è sposato sia con rito religioso sia civilmente. Una cerimonia forzatamente muta e dolorosa visto che le condizioni dello sposo appaiono senza speranza.
L’agente del Sismi infatti è in coma irreversibile dopo essere stato ferito nel blitz compiuto dalle forze speciali che ha posto fine al suo sequestro e a quello del suo collega.
L’agente D’Auria era stato catturato lungo la strada principale della provincia di Farah, in Afghanistan, dove si trovava in missione. Era finito nelle mani di una banda di predoni che stava per vendere gli ostaggi ai talebani. Durante il blitz D’Auria è stato ferito in modo grave, e le sue condizioni sono apparse quasi subito prive di possibilità di recupero.
Una notizia drammatica per la sua compagna Francesca, destinata a restare sola con tre figli piccolissimi avuti dall’agente: uno di due anni, l’altro di un anno e il più piccolo di appena due mesi. L’ultima licenza dell’agente infatti era coincisa proprio con la nascita dell’ultimogenito.
È il il padre di Lorenzo, Mario D’Auria, a raccontare da Modena in un’intervista rilasciata al Carlino che da tempo il figlio e la compagna avevano manifestato il desiderio di sposarsi. Le nozze però erano state sempre rimandate per gli impegni militari dell’agente. «Mio figlio e Francesca avrebbero sempre voluto sposarsi, ma le tante missioni all’estero i pochi giorni di licenza avevano sempre impedito che si potesse organizzare le nozze. È stato un grande atto d’amore unire Francesca a Lorenzo», dice il padre dell’agente che sottolinea anche la necessità per Francesca di essere aiutata a tirare avanti con i tre figli piccoli.
«È stato anche giusto, perché ha sancito che la compagna di mio figlio potrà avere la pensione come vedova di un militare morto, fra l’altro in servizio, facendo il suo dovere - spiega -. Ma più di tutto mi preme il primo aspetto: Francesca e Lorenzo si amano, e ora sono marito e moglie».
Purtroppo questo significa anche che l’eventuale decisione di staccare la spina ora toccherà a Francesca.
È stato possibile celebrare il matrimonio religioso grazie al fatto che il diritto canonico prevede le nozze in articulo mortis per «urgenza di morte del coniuge», purché sia nota e confermata la volontà di sposarsi del moribondo. Presenti alle nozze anche la madre e la sorella, che subito dopo hanno fatto ritorno dal capezzale al Celio alla loro abitazione di Castelfranco Emilia, nel modenese, dove invece è sempre rimasto il padre.
Per accelerare le pratiche del rito civile, invece, sarebbe intervenuto direttamente il ministro della Difesa, Arturo Parisi, raccogliendo così la volontà e il desiderio di tutti i familiari. Fonti della Difesa fanno sapere che sarebbe stata per prima la madre di Lorenzo D’Auria a confermare al ministro Parisi il desiderio dei due giovani, «espresso già da molto tempo», di convolare a nozze. Altre conferme in questo senso sarebbero arrivate dalla compagna del sottufficiale ferito, Francesca, dal padre Mario e dai colleghi del sottufficiale del Sismi. Anche la nonna avrebbe espresso «il desiderio di poter considerare Francesca come una nuora, e non solo come la madre dei tre figli di Lorenzo». Parisi avrebbe dunque sollecitato una velocizzazione delle pratiche civili.