Gli 007: «Cristiani a rischio in tutto il mondo»

Gian Marco Chiocci

da Roma

Mentre il Viminale ordina a tutti i questori di tenere d’occhio gli ambienti del radicalismo islamico («non potendosi escludere, sul territorio nazionale, il verificarsi di manifestazioni di dissenso nei confronti del Papa nonchè azioni violente come quelle messe in atto in alcuni paesi islamici») l’intelligence lavora sodo sui «cristiani a rischio nel mondo». Il monitoraggio sulle persecuzioni, i massacri, gli attentati, i rigurgiti contro gli «infedeli» su scala planetaria si è fatto più incalzante all’indomani della rivolta per le vignette sul Profeta che provocarono incidenti diplomatici, incendi di chiese, una quarantina di morti. Tra questi don Andrea Santoro assassinato a febbraio - al grido di «Allah Akbar» - da uno squilibrato in una cappella a Trebisonda. Centinaia furono i feriti, come il sacerdote Martin Kmetec aggredito da un gruppo di giovani a Izmir, sempre in Turchia. Così è partita un’offensiva di lungo respiro sull’Italia e sul Vaticano.
L’indignazione per le caricature e le magliette su Maometto, secondo i Servizi, è stata messa in moto da quello stesso «circuito transnazionale legato alle istanze fondamentaliste non lontane da Al Qaida, che oggi incendia le piazze, pianifica rivolte, ispira assassini di religiosi cattolici e, notizia dell’ultim’ora, via internet invita a studiare forme di protesta per la visita del Santo Padre in Turchia a fine novembre.
L’escalation non risparmia alcun paese musulmano, nemmeno quelli dove la spinta integralista ha meno impatto sulle masse. Dall’Indonesia all’Iran, dall’Egitto al Marocco, dal Pakistan all’Afghanistan passando per l’Arabia Saudita, il Corno d’Africa e la Nigeria, la fede cristiana è ormai un rischio. Là dove cova l’odio contro i «crociati» e dove si moltiplicano gli appelli - in moschea come sui siti on line - per risposte esemplari all’ennesima «provocazione» della Chiesa di Roma, i nostri 007 tengono le antenne alzate segnalando ogni minimo rumors. L’assassinio di suor Rosa Sgorbati nell’inferno del radicalismo di Mogadiscio (dove secondo un recente dossier si sono allenati 150 terroristi pronti a colpire l’Europa) è l’ultimo sigillo a un’offensiva che non conosce limiti avviata con la profanazione del cimitero italiano e che sembrava non finire nemmno con l’omicidio della missionaria italiana Annalena Tonelli. Resta però l’Iraq il paese dove i cristiani rappresentano un bersaglio privilegiato della guerra di religione invocata dal defunto Al Zarqawi (quattro operatori pacifisti cristiani sequestrati, quindici chiese colpite oltre alla Nunziatura e al rapimento del vescovo di Mosul). Fibrillazione viene registrata in queste ore in Afghanistan dove all’eliminazione fisica di alcuni evangelizzatori alcuni mesi fa, adesso riprende fiato il risentimento verso il nostro paese per quanto accaduto a marzo al convertito Abdul Rahman condannato a morte, poi graziato e quindi trasferito in Italia con un blitz del Sismi mal digerito da chi chiedeva l’uccisione pubblica per l’apostata. Ieri numerosi seguaci del movimento «Mohammed Hanif» sono tornati a inveire contro Roma e il suo pontefice insieme a politici conservatori seguaci della Sharia. Altra aria caldissima è il Marocco che, per placare la piazza infiammata dai seguaci integralisti vicini alla dottrina del wahabismo (quella di Bin Laden), ha richiamato il suo ambasciatore presso la Santa Sede. E che dire del Pakistan da sempre in prima linea nella «regia occulta del terrore anticristiano» - per dirla con gli analisti dell’intelligence - dove si susseguono gli arresti e le torture financo per accuse di blasfemia, per le «ordinanze Hudud», per un sms ironico su Maometto (il cristiano Qamar David è tuttora in cella). Qui si è tornati ad attaccare il Papa nelle preghiere e nelle riunioni volute da religiosi che non mossero un dito per condannare lo stupro in carcere di una giovane cristiana e la lapidazione a scuola di Javed Anium, 16, restio a convertirsi all’Islam. Altra area caldissima è l’Egitto dove i cristiani copti vengono aggrediti con una cadenza ormai settimanale e talvolta uccisi a coltellate, le donne sequestrate per essere convertite, i più anziani costretti a nascondersi nelle chiese - vedi Alessandria ad aprile - che vengono poi date alle fiamme o assaltate da squilibrati armati di lame e martelli (il 17 aprile al Cairo). In Nigeria, dove la rabbia contro le parole di Benedetto XVI sta divampando sotto traccia, non si fermano i massacri dei cristiani (150 in una settimana mesi addietro) che a loro volta reagiscono incendiando le moschee. Situazioni analoghe gli 007 le registrano nel Libano, in Iran, Arabia Saudita, Sudan. Eppoi Algeria, Mauritania, nel Kenia (a metà maggio attaccata una radio cristiana a Nairobi) e nello Yemen dove ieri si scandiva il nome dell’eroe martire Abdel Razzak Kamel, condannato al patibolo per l’uccisione di tre missionari statunitensi. Timore, infine, per il possibile esplodere di un ancor più aspro conflitto interreligioso è registrato dai servizi segreti dall’altra parte del pianeta, tra le Filippine e l’Indonesia, con epicento le isole Molucche: qui i cristiani saltano in aria da anni grazie alla rete filoqaedista di Abu Sayaff. L’ultima strage è di qualche giorno fa. A rivendicarla, in nome di Allah, ci ha pensato la banda «Hasanuddin»
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it