«Gli 007 non hanno coperto la Cia: l’imam rapito senza aiuti italiani»

da Roma
Non ci sono prove sulle «complicità» italiane nel «rapimento» dell’imam di Milano, Abu Omar. Non esiste alcuna «centrale clandestina» di intercettazione ribattezzata Super Amanda. Non è stata trovata alcuna «scuola per kamikaze» in Lombardia. L’audizione al Copaco del procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, si rivela un boomerang per chi nei mesi scorsi - riportando indiscrezioni mai smentite dalla stessa Procura di Milano - aveva paventato inquietanti scenari. Vediamo perché.
Il rapimento dei misteri. Il magistrato ha chiuso definitivamente il capitolo «italiano» del sequestro del cittadino egiziano Hassan Mustafa Osama Nasr, altrimenti detto Abu Omar, sequestrato il 17 febbraio 2003 a due passi dalla moschea milanese di viale Jenner. Con una campagna stampa tambureggiante, con puntuali anticipazioni investigative notificate in edicola prima che in cancelleria, si era paventata una «copertura» del Sismi nel sequestro organizzato dalla Cia e diretto dall’ex console Bob Seldor Lady, già di casa negli uffici della Digos di Milano e della stessa Procura. Come spesso accade, il presidente del Copaco aveva prontamente recepito le sollecitazioni di quotidiani e settimanali, sottoponendo il caso all’attenzione del Parlamento e convocando il sottosegretario Gianni Letta e il capo del Sismi Nicolò Pollari, che negarono ogni coinvolgimento del governo al pari del ministro Giovanardi che ne riferì alle Camere. Le spiegazioni fornite vennero giudicate comunque «lacunose» dagli addetti ai discount dei misteri d’Italia, tanto che di mistero si continuò a parlare. L’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, fu l’unico ad andare controcorrente puntando l’indice non sugli 007 (che consegnarono un’informativa sulla scomparsa del cittadino egiziano cinque giorni dopo il sequestro), ma sulla Digos di Milano che già indagava su Omar e che aveva tenuto i contatti proprio con quel capocentro Cia colpito da un mandato di cattura. A difesa della Digos si espose pubblicamente la Procura di Milano, che nel frattempo aveva incaricato lo stesso ufficio di polizia di fare luce sulle oscure modalità del sequestro. Ieri, nella sua premessa all’audizione, Spataro ha ribadito con forza «la straordinaria capacità ed efficienza» della Digos «tradita» dalla Cia.
La scuola dei kamikaze. Per il procuratore aggiunto la notizia dell’esistenza di una scuola per kamikaze in Lombardia «non ha il minimo fondamento». Stando agli accertamenti disposti la notizia sarebbe una «bufala» a tutti gli effetti. «L’educatore» di questa presunta palestra per attentatori suicidi - dice Spataro - sarebbe in realtà «un demente, un uomo disturbato mentalmente». Un identikit che non corrisponderebbe affatto a quello stilato dal Sismi (supportato da intercettazioni ambientali) riguardo non una scuola per kamikaze, ma i tentativi di proselitismo e reclutamento attuati da un integralista finalizzati ad allevare aspiranti martiri di Allah.
Il bluff di Super Amanda. Anche la leggenda metropolitana di una centrale d’ascolto clandestina istituita da Telecom e in qualche modo infiltrata dai servizi segreti (centrale ribattezzata «Amanda») è stata ridimensionata drasticamente dallo stesso procuratore. Il quale, in un’intervista a l’Espresso del gennaio 2005, interpellato sulla possibile esistenza di un «Grande fratello» con interessi spionistici, ebbe a dire: «Oggi i Servizi non possono fare intercettazioni. Se scopro che qualche servizio fa intercettazioni apro un’inchiesta penale». Al Copaco, Spataro ha precisato che quella presunta struttura clandestina di cui si è detto e scritto tanto, non esiste. O meglio, esiste un progetto sottoposto al ministero della Giustizia per razionalizzare le intercettazioni e contenere le relative spese. «Nessuna inchiesta, nessun coinvolgimento di 007 deviati».
La minaccia islamica. Mentre Spataro parla di «cellule terroristiche frammentate» difficili da individuare e perseguire, e auspica una super procura antiterrorismo, la politica si divide. Il presidente Enzo Bianco auspica la creazione di una struttura ad hoc entro la fine della legislatura, struttura che Massimo Brutti (Ds) e Maurizio Gasparri (An) vorrebbero invece incardinata nella Procura nazionale antimafia. Ipotesi respinta da Fabrizio Cicchitto (Fi): «Resto contrario ad una struttura specifica antiterrorismo interna alla Dna. Mafia e terrorismo sono due fenomeni completamente diversi».