Ma per gli 007 è un Paese difficile Molte le spie fermate e catturate

Una operazione di autofinanziamento da parte di una banda terroristica ancora in fase embrionale, un piccolo gruppo di dieci o quindici persone legate ad Al Qaida solo da riferimenti «ideologici» ma ben più radicati nelle madrasse, le scuole islamiche che negli ultimi tempi stanno portando in Mauritania il verbo dell’islam più radicale. È questa la ricostruzione che - tra molte cautele - i servizi segreti occidentali stanno compiendo in queste ore del rapimento di Sergio Cicala e di sua moglie. È una diagnosi che induce a un parziale ottimismo, perché se di operazione di autofinanziamento si tratta, allora l’esito più probabile è la sequenza «richiesta di riscatto-pagamento-liberazione» che ha già portato a conclusione positiva quasi tutti i rapimenti di nostri connazionali da parte di organizzazioni estremiste nelle zone calde del mondo.
Ma sull’altro piatto della bilancia ci sono la situazione assolutamente particolare in cui il sequestro si colloca. Per i nostri 007, come per la maggioranza di quelli alleati, la Mauritania è uno degli scenari più inesplorati e più impenetrabili. A differenza di quanto avviene nella maggior parte dei Paesi dell’area, i servizi segreti locali rifiutano ogni collaborazione con l’intelligence occidentale ma anche con quella di Paesi vicini come il Marocco o l’Algeria. Gli unici agenti segreti che nel corso degli anni sono riusciti ad avviare un qualche rapporto in Mauritania sono quelli francesi, ma anche per i transalpini nell’ultimo periodo molti canali si sono chiusi. Fino all’episodio che - secondo informazioni di fonte solitamente attendibile - sarebbe avvenuto recentemente: l’arresto e l’incarcerazione da parte della magistratura mauritana di un piccolo gruppo di agenti sotto copertura che operavano per conto di un Paese occidentale con l’obiettivo specifico di allacciare contatti con gli ambienti estremisti locali. Gli agenti sono stati identificati e catturati su ordine della magistratura e si troverebbero tuttora in carcere nonostante le pressioni diplomatiche in corso per riuscire a riportarli a casa.
Un clima, dunque, di chiusura quasi totale, proprio nel momento in cui dal Paese africano arrivano segnali sempre più preoccupanti. A fondare le madrasse che stanno propagandando la causa del jihad sarebbero infatti stati estremisti islamici con passaporti statunitense e francese, professionisti dell’indottrinamento che da tempo si muovono da un Paese all’altro per allargare l’area del consenso alla guerra santa contro Israele e l’Occidente. È da questi specialisti del terrore che potrebbe essere partita l’indicazione di rapire i due italiani.