10.000

È un film di fantascienza al contrario. Emmerich: «Racconto l’era dei mammut: amore e guerra»

da Roma

In un certo senso è un film di fantascienza al contrario. Dove, invece di raccontare il mondo del futuro prossimo di cui è specialista, Roland Emmerich, il regista di Stargate, Independance Day e L'alba del giorno dopo, si diverte questa volta a immaginare cosa poteva accadere dodicimila anni fa sulla terra, un'epoca per molti aspetti ancora sconosciuta e su cui è possibile fantasticare. Nasce così 10.000 a. C. prodotto dallo stesso regista, con un budget stimato in 75 milioni di dollari, insieme a Marck Gordon, Michael Wimer e alla Warner Bros che ieri a Roma ha mostrato le prime impressionanti sequenze a pochi giornalisti e esercenti in vista dell'uscita in contemporanea mondiale il 7 marzo 2008.
Emmerich, nonostante le 52 candeline che spegnerà tra dieci giorni e la sicurezza che gli dovrebbe venire dal fatto di essere diventato uno dei re Mida di Hollywood dopo aver lasciato la sua Germania (un po' com'è successo anche al suo connazionale Wolfgang Petersen), è ancora uno che si emoziona a realizzare un film. «È stato quello a cui ho lavorato più a lungo con riprese difficilissime tra Nuova Zelanda, Sudafrica e Namibia», confida. «Ora, dopo aver finito di girare, per me inizia il momento dell'incubo. Si affacciano tutte le mie paure come quella di non aver scelto bene il cast, la musica o la storia».
A proposito di storia, siamo nel 10.000 avanti Cristo ma l'epopea che racconta sembra essere allo stesso tempo atavica e attuale.
«È la storia di un giovane cacciatore che s'innamora di una misteriosa ragazza dagli occhi blu. Un giorno arriva un gruppo di uomini a cavallo a caccia di schiavi e rapisce non solo gli uomini più forti ma anche la ragazza. A questo punto il giovane, insieme con altri due cacciatori scampati alla razzia, intraprende un lungo viaggio nel tentativo di ritrovare l'amata».
Prima però se la dovrà vedere con terribili predatori preistorici come i mammut che qui sembrano incredibilmente veri.
«Per la creazione del grande mammut abbiamo impiegato un anno intero di effetti speciali e circa un terzo di tutto il budget. I peli e l'acqua sono ancora oggi le due cose più difficili da realizzare al computer. Noi ci siamo voluti complicare la vita e così nella stessa immagine troviamo la pioggia e il mammut».
Lei sta già preparando un altro film di fantascienza, Fantastic Voyage, come mai ha sentito oggi il bisogno di andare indietro nel tempo?
«Perché racconto il primo eroe moderno. Un uomo che alla fine del film incontrerà la civiltà più avanzata sulla terra che è però anche la più cattiva perché dominata da un dispotico signore della guerra. Così il nostro eroe, oltre a dover ritrovare la sua donna, scopre che è chiamato a un compito più grande».
Civiltà avanzata e signore della guerra. Non è per caso che...
«Pensavo agli Stati Uniti? Ci ho vissuto troppo a lungo per non esserne un critico. Non è certo un mistero che la recente politica statunitense non corrisponda alla mia. Un film deve essere sempre al servizio del progresso della gente e il regista ha sempre una responsabilità in questo senso».
In 10.000 a. C. non ci sono attori conosciuti e nelle scene di battaglia non vediamo mai del sangue. Necessità o scelta?
«Non ritenevamo giusto mettere un volto noto in mezzo a tanti visi sconosciuti. Oltretutto la realizzazione del mammut ci è costata come avere tre Brad Pitt. Per quanto riguarda il sangue ho deciso di non mostrarlo perché non lo ritenevo necessario pensando soprattutto a mia madre che era rimasta inorridita da quanto fosse cruento I nuovi eroi, il mio primo film americano».
Non ha voglia di tornare a girare in Germania?
«Ho in mente molte idee di film storici ambientati lì. Un po' come sta facendo Bryan Singer ma lui ci è riuscito grazie alla determinazione di Tom Cruise (si tratta di Valkyrie sull'attentato a Hitler del 20 luglio 1944, ndr). In ogni caso adoro convincere gli Studios a girare fuori dagli Stati Uniti».