Se l'Alcantara è un "ponte" tra l'Italia e il Giappone

La collezione dello stilista Yohji Yamamoto ha sfilato l'altra sera nella sede diplomatica italiana del Paese del Sol Levante

Tokyo «Tecnologia giapponese e manifattura italiana: Alcantara è l'esempio migliore di come sono i rapporti tra i nostri due Paesi» dice l'ambasciatore Domenico Giorgi accogliendo i 300 invitati all'evento organizzato l'altra sera nella nostra sede diplomatica di Tokyo: un bellissimo edificio circondato da uno storico giardino con tanto di lago e piccolo santuario shinto del XVI secolo. Qui nel 1702 fecero harakiri 10 dei 47 ronin (così si chiamavano i samurai rimasti senza padrone) costretti al suicidio rituale (seppuku) dal crudele codice d'onore (bushido) della tradizione nipponica. Alla vicenda è stato recentemente dedicato un film con Keanu Reeves (I quarantasette Ronin) non imperdibile ma abbastanza utile per capire qualcosa di questo enigmatico Paese.
Molto più immediato il culto del bello all'italiana magistralmente rappresentato dagli oggetti presentati l'altra sera in ambasciata: una fiammante Maserati Quattroporte con interni in Alcantara, tre poltrone della serie Alcantara Rolls di Massimiliano Adami, la collezione di borse A'alcantara di Bruno Laurenzano, la cover dell'Iphone 5 in vendita dallo scorso dicembre in tutti gli Apple Store degli Stati Uniti. Prima della cena a buffet, ovviamente con pietanze della nostra tradizione culinaria, si è svolta anche la sfilata della capsule collection creata da Yohji Yamamoto in Alcantara per la linea Y's. «Il nome viene da El Qantara che in arabo significa ponte: una felice sintesi per qualcosa a cavallo tra due culture» spiega Andrea Boragno, presidente e amministratore delegato di Alcantara Spa, l'azienda che produce e distribuisce nel mondo questo straordinario materiale inventato nel 1970 dal ricercatore Miyoshi Okamoto. Nata da una joint venture tra il gruppo chimico Eni e la Toray Industries, la società ha una sede amministrativa e direzionale a Milano anche se la sede produttiva è in Umbria, a Nera Montoro, poco lontano da Terni. Dunque un prodotto made in Italy che ha visto la luce 44 anni fa in Giappone. Inevitabile a questo punto chiedere cosa sia questa benedetta Alcantara che oggi in Italia dà lavoro a poco meno di 500 persone producendo un fatturato annuo di 110 milioni di Euro. «Non è un tessuto anche se ci puoi vestire cose e persone, non è eco-pelle anche se a volte sembra camoscio e a volte nappa, non è una microfibra anche se nel processo produttivo c'è una fase di micro filatura» risponde di getto Boragno. Poi aggiunge che è lavabile in lavatrice, indeformabile, resistente agli strappi e al tempo stesso piacevole al tatto. Viene utilizzato dall'industria automobilistica (63 per cento del fatturato annuo), da quella elettronica (20 per cento), nel mondo della moda (9 per cento) e nell'interior design (8%). «Sempre ai massimi livelli» puntualizza il manager snocciolando una serie di nomi da far tremare i polsi: Lamborghini, Aston Martin e McLaren per gli interni delle auto, Fendi e Lancel per le borse, Leica e Apple per l'elettronica. «Siamo la prima e finora unica azienda italiana presente in un Apple Store» spiega.
Poi si butta a illustrare l'intelligente politica ambientale dell'azienda che ha sensibilmente ridotto le emissioni di CO2 e compensa la parte rimanente con la partecipazione a tre o quattro progetti all'anno patrocinati dall'Onu di energia da fonti rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo. «Tutto certificato: abbiamo un bilancio di sostenibilità impeccabile» dichiara mentre sfilano le modelle con gli spettacolari capi in alcantara del grande Yohij tra cui ricordiamo una magnifica giacca laminata d'oro, il cappotto stampato a rose, l'abito senza maniche lavorato a crochet, il tailleur con i pantaloni jodhpur e un'indimenticabile redingote lunga verde bosco. Inutile quindi ripetere la domanda iniziale: Alcantara è un materiale straordinario, lusso condito di modernità.