In 12 punti il nuovo patto con gli italiani

Tra i capisaldi riforme per una società più sicura e nessun aumento delle tasse

Fabrizio de Feo

da Roma

Il percorso di avvicinamento dei due poli alla campagna elettorale del 2006 inizia a biforcarsi. Se Romano Prodi e i maggiorenti dell’Unione navigano a vista nelle acque dell’indefinitezza e dribblano ogni tentativo di mettere nero su bianco una proposta programmatica condivisa, Silvio Berlusconi cambia marcia e si dice pronto a rilanciare uno strumento di successo. «Firmerò un nuovo contratto con gli italiani», annuncia il premier che già si prepara a sperimentare un nuovo metodo per rendere ancora più stringente il «Patto» e gli impegni presi davanti all’elettorato.
Il cantiere delle idee della Casa delle libertà, e di Forza Italia in particolare, d’altra parte ha già aperto i battenti. Il gruppo di lavoro è orchestrato da Giulio Tremonti e Renato Brunetta, due economisti uniti in un think-tank ristretto, incaricato di lanciare proposte proprie ma anche di tramutare in realtà gli spunti suggeriti dal premier. Saranno loro, il ministro dell’Economia e il consigliere economico di Palazzo Chigi, i due registi dell’operazione 2006, gli uomini incaricati di preparare un manifesto elettorale composto da poche idee, chiare e semplici, capaci di colpire la ragione e l’immaginazione degli italiani. Il tutto senza dimenticare di battere sul tasto della continuità, ovvero sulla necessità di un secondo mandato in cui raccogliere quanto seminato in questa legislatura, come accadde alla Thatcher, a Reagan, a Blair e a Kohl.
La strategia cui Forza Italia sta lavorando si differenzierà rispetto al 2001 e una nuova, possibile firma televisiva di Silvio Berlusconi, se mai ci sarà, sarà sicuramente preceduta da un intenso lavoro di preparazione. «La concorrenza delle idee pesa più delle appartenenze ai partiti - spiega Renato Brunetta - ma è vero che nella stesura delle proposte da parte di una coalizione può nascondersi un certo margine di ambiguità, soprattutto se della proposta si esalta la finalità ma non la via per raggiungerla. In questo modo partiti molto distanti tra loro riescono a dare la sensazione di essere uniti su un programma. In realtà lo sottoscrivono con la riserva mentale di rimetterlo in discussione al momento della sua traduzione in provvedimenti».
Per questo è pronta una proposta scaccia-ambiguità che l’economista veneziano ha già esposto al presidente del Consiglio. «Il governo dovrà tradurre i propri progetti in disegni di legge e depositarli alle Camere nei mesi che ci separano dalla fine della legislatura, indicando anche un ordine di priorità in cui si impegna ad approvarle nella prossima legislatura. È più difficile essere ambigui con una regola di questo tipo».
L’idea su cui si sta lavorando è quella di presentare dieci-dodici grandi ddl governativi, un nucleo di riforme con sopra apposte le firme di tutti i leader della Cdl, ma anche con la tempistica della loro futura approvazione. Il tutto supportato da un’opportuna comunicazione visto che i disegni di legge verrebbero illustrati alla stampa uno a settimana. «In questo modo il programma assume un grado di credibilità massima - spiega Brunetta - Come dire: non chiacchiere ma articolati di legge, depositati anche a Camere sciolte, con l’impegno a ripresentarli il primo giorno della nuova legislatura come già avvenne nel 2001 con la Legge Obiettivo. La nostra coalizione è in grado di raccogliere questa sfida. La coalizione prodiana può fare altrettanto?».
Il «metodo-Brunetta» si prefigge, ovviamente, come finalità di assestare uno schiaffo all’Unione e metterla di fronte alla sua «impossibilità programmatica». È chiaro, però, che dal metodo bisognerà passare al merito e dare sostanza politica all’energia creativa dei due professori. Le linee-guida del nuovo Patto con gli italiani non sono state ancora messe nero su bianco. Ma alcune idee, anche molto precise, sono già in circolo. Innanzitutto restano alcuni capisaldi perseguiti anche in questa legislatura. Quindi: una società più sicura, l’imperativo del non aumento delle tasse, la diminuzione della burocrazia, la crescita infrastrutturale, l’alfabetizzazione informatica del Paese.
Ma ci sono anche nuove sfide. Su tutte il «piano case» i cui destinatari saranno tanto gli sfrattati quanto coloro che si rivolgono a un affitto calmierato ma non riescono a sopportare i prezzi di mercato. Ma grande beneficio ci sarà anche per gli affittuari delle case popolari che potranno «riscattare» le loro abitazioni a un prezzo molto basso, diventandone così proprietari. C’e poi la volontà di utilizzare la leva fiscale in senso «premiale» con la possibilità di detrarre l’affitto dal reddito per l’inquilino e di avere una tassazione separata per il proprietario in modo da incentivarlo all’affitto. La declinazione in concreto dell’attenzione verso le famiglie passerà anche attraverso altre strade. La scorsa estate, da vicepresidente di Forza Italia, Giulio Tremonti presentò la proposta del «baby-bond», ovvero un fondo che prevedeva circa 5mila euro per ogni nuovo nato. Un’idea che adesso viene rilanciata dalla Margherita ma che Forza Italia vuole rivendicare come propria e proporre con forza in campagna elettorale.
Pressoché sicuro è anche un nuovo intervento sulla fascia dei beneficiati dall’aumento delle pensioni a 516 euro, con un aumento di quella soglia minima di sopravvivenza. Nel programma azzurro non mancherà un riferimento al Meridione e al lancio della Banca del Sud, il cui comitato promotore dovrebbe iniziare a operare già a partire dal 2006, con un possibile ricorso all’azionariato popolare. Si batterà anche sulla protezione del made in Italy dall’invasione cinese con la ricerca di un meccanismo di riequilibrio tra esportazioni e importazioni e con l’etichettatura del prodotti di fabbricazione europea.
C’è poi la volontà di consolidare il sostegno alla ricerca attraverso lo strumento del 5 per mille, norma rivoluzionaria e sperimentale già adottata in Finanziaria. E poi ancora: la riforma della pubblica amministrazione e la liberalizzazione dei servizi e delle professioni, sulla falsariga della direttiva europea approvata a Bruxelles. L’officina berlusconiana, insomma, inizia a lavorare a pieno regime. E si prepara a lanciare la sfida del programma all’Unione. Con un intento preciso: stanare il centrosinistra dal territorio dell’ambiguità e del velleitarismo.