Dopo 137 anni il Distretto va in congedo

Da Giorgio Strehler all’alpino Giuseppe Prisco, un punto di riferimento per generazioni di milanesi

Dopo averne distribuiti a decine di milioni, ora il “foglio di congedo” è arrivato anche a lui: al Distretto militare di Milano. La struttura, amata o imprecata, temuta o accettata, che dal 16 dicembre 1870 selezionava i giovani “abili e arruolati” per il servizio di leva, cessa l’attività e racconta la sua secolare storia dagli ampi locali desolatamente vuoti e silenziosi, ma un tempo gremiti di vocianti coscritti sottoposti alla visita medica e alle procedure burocratiche prima di indossare le stellette. E questa mattina alle 11, nel Cortile della Rocchetta al Castello sforzesco, l’ultimo comandante del Distretto di Milano, col. Pasquale Patruno, ne annuncia ufficialmente la chiusura consegnando la bandiera al gen. Camillo de Milato. Nato tre mesi dopo la presa di Porta Pia, il Distretto militare ambrosiano cominciò a selezionare e arruolare i ventenni della provincia milanese per una “naja” che allora durava ben cinque anni. Il primo coscritto chiamato a varcare quella soglia, come riportano gli ingialliti documenti vergati con meticolosa e svolazzante grafia, fu un certo Francesco Abbà, classe 1850, di mestiere bovaro. L’ultimo ha nome Francesco Torri, studente di Ingegneria, partito per un servizio militare di dieci mesi nel dicembre 2004, e i suoi dati sono registrati con una stampante laser. Fra i due, decine di milioni di giovani milanesi e lombardi entrarono e uscirono da quella sede, inizialmente in via Carducci, poi al Castello e dal 1898 in via Mascheroni, precettati per vestire il grigioverde. La visita “psico-attitudinale” al Distretto costituiva una sorta di rito sociale, un patto con la nazione, dove gli “abili e arruolati” tornavano al paesello indossando il foulard tricolore e organizzavano con il parroco la grande festa dei coscritti, finendo con lo scrivere sui muri le lodi alla immancabile “Classe di ferro”.
Il 28 maggio 1915, dopo essere fuggiti dalle terre irredente eludendo il controllo austriaco, Cesare Battisti, Fabio Filzi e altri 167 giovani arrivarono al Distretto di via Mascheroni per arruolarsi volontari nella Grande Guerra. Altri tempi, altri sogni. Sempre quell’edificio avrebbe poi visto i futuri militari della guerra d’Etiopia e del successivo conflitto mondiale, destinando migliaia di giovani sul fronte balcanico, africano o russo, come accadde a Giovanni D’Anzi e a Peppino Prisco. La chiamata alla leva per “tutti gli italiani forti e sani”, come sta ancora scritto su qualche muro, proseguì fino alla metà degli anni Settanta. Poi il Distretto dovette gestire anche quella furbata legale della “obiezione di coscienza”, e di uniformi addosso ai giovani ne mise sempre meno. Si arriva quindi all’ultima tornata di arruolamento obbligatorio del 2004 e alla selezione dei primi volontari per le neonate Forze Armate professionali. Compito che ora passerà di competenza al Comando Regionale Esercito Lombardia, comandato dal gen. de Milato, mentre l’ex Distretto rimarrà a disposizione quale centro documentale al servizio dei cittadini per i problemi legati alla richiesta di documenti matricolari.