In 150 sono rimasti senza tetto

Tante macerie. Calcinacci su calcinacci, polvere, pezzi di muro, un tappeto di vetri rotti. E la preoccupazione più grande: quella di trovare il più in fretta possibile i dispersi sotto le macerie. Tanto da farsi mandare una sonda apposta da Bergamo. Intanto si contano i senzatetto. Sono circa 150 le persone costrette a lasciare la propria abitazione a causa dello scoppio dello stabile di via Lomellina 7. Molti risiedono lì, nella palazzina direttamente interessata allo scoppio, altre nelle abitazioni adiacenti a quelle crollate. Alla fine dormiranno fuori casa tutti i residenti dei due stabili attigui al civico 7, il 5 e il 9. Verranno ospitati tutti in alcuni alberghi della città convenzionati con il Comune e preallertati pochi minuti dopo il crollo.
Intanto, però, ieri sera, gli sfollati avevano bisogno di un punto di riferimento lì, sul posto, in via Lomellina. Per ricevere informazioni, acqua, cibo. E avere un po’ di conforto nonostante il «paesaggio» macabro che li circondava, tra cumuli di macerie e disperazione a ogni angolo. Così, gli uomini della protezione civile si sono messi subito al lavoro e hanno realizzato in tempo record una tensostruttura proprio nel palazzo di fronte a quello sventrato dall’esplosione, al civico 8.
Mentre i senza tetto si radunavano davanti ai rispettivi portoni d'ingresso, pazienti, in fila, in attesa di essere accompagnati da un vigile del fuoco per entrare con cautela nelle loro abitazioni e prendere lo stretto necessario per la notte, le istituzioni si preoccupavano di far giungere sul posto anche un altro genere di conforto. In via Lomellina, infatti, ieri sera, oltre a gruppi di unità cinofile che sono stati utilizzate per la ricerca dei dispersi sotto le macerie, è arrivata anche un’équipe di psicologi, i professionisti che vengono utilizzati in casi d’emergenza. La mamma di Francesco, il bambino morto, inizialmente non voleva alcun medico accanto a sé. Poi, quando il cadaverino del suo bimbo è emerso dalla macerie e si è capito che per lui non c’era nulla da fare, è quasi svenuta in braccio a uno degli psicologi.\