150° Unità d'Italia, Bossi: "Il 17 marzo si lavora"

Dopo le <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=504644">polemiche di ieri</a></strong> prosegue il braccio di ferro sulla festa per l'anniversario. Il leader del Carroccio: &quot;Si deve lavorare&quot;. La Polverini: &quot;Siccome questo
è un Paese che si divide su tutto, non credo che sia sprecata una festa per tenerlo unito&quot;

Roma - Le polemiche sulla festa del 17 marzo non si placano: ancora una volta è la Lega a puntualizzare che "si deve lavorare". Lo dice Umberto Bossi, leader Carroccio, che in una conferenza stampa ribadisce che "la festa sarà percepita in modo diverso e diversa intensità a seconda dei luoghi". Della questione si è occupato anche il Consiglio dei ministri, con La Russa e Meloni da una parte e gli esponenti della Lega dall’altra. Sul tema sono intervenuti anche Gianni Letta e Silvio Berlusconi. "Ragioniamo, dobbiamo considerare anche l’opinione espressa da Amato - ha detto, secondo quanto viene riferito da chi ha partecipato al cdm - il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Lo stesso premier ha lasciato aperta ogni ipotesi rinviando qualsiasi decisione ad un’altra riunione governativa.

Polverini: è una festa che unisce "Siccome questo è un Paese che si divide su tutto, non credo che sia sprecata una festa per tenerlo unito". Lo ha detto la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, a margine di un convegno sugli stati vegetativi.

Durnwalder polemizza "Noi abbiamo un’altra storia - afferma il presidente della provincia di Bolzano Luis Durnwalder, intervenuto a 24 Mattino su Radio 24 -. Siamo una minoranza austriaca che vive in Italia". Così è tornato a ribadire che non festeggerà i 150 anni. "L’autonomia - ha aggiunto - non è un regalo. Nel 1919 non abbiamo scelto liberamente lo Stato italiano ma siamo stati staccati dall’Austria a cui eravamo uniti da oltre mille anni. Da allora abbiamo sofferto moltissimo, molti dei nostri genitori hanno passato anni in carcere solo perchè volevano parlare in tedesco e volevano vivere la propria cultura". A chi obietta che se non si sente pienamente italiano Durnwalder dovrebbe rinunciare ai privilegi dell’autonomia, il governatore ha replicato: "L’autonomia non è un regalo. Nel 1945 abbiamo chiesto l’autodeterminazione, lo Stato italiano avrebbe potuto darci tranquillamente questo diritto per farci decidere se volevamo tornare sotto l’Austria. Lo Stato avrebbe potuto rinunciare a questo territorio, non l’ha fatto, perciò ha ricevuto questo territorio con l’aggravio dell’autonomia legislativa ed amministrativa".