«15/LOVE», VINCE LA BANALITÀ

Una sorta di Saranno famosi ambientato in una scuola di tennis. Così si potrebbe definire 15/Love (dal lunedì al venerdì su Italia Uno, ore 15,55), nuovo telefilm pensato per gli adolescenti che segue il fortunato filone «lacrime sudore e sentimentalismo» ma lo fa questa volta in ambito sportivo, con un format canadese che ambienta i patemi agonistico-ormonali nella scuola di tennis Cascadia, nel Quebec, frequentata da fighetti alle prese con insegnanti dai comportamenti tutt'altro che pedagogicamente corretti (ad esempio, trattano gli allievi in maniera diversa a seconda delle simpatie e delle potenzialità di successo). Il telefilm ha un unico pregio, dura non più di venticinque minuti e ce n'è d'avanzo per esaurire la scarsità di contenuti e la pochezza dell'insieme. Siamo lontani mille miglia non solo dalla delicatezza di scrittura di Dawson's Creek, ma anche dalla vivacità emotiva delle scuole di formazione artistica, o presunte tali, in salsa De Filippi. Qui ci si accontenta di costruire episodi dalla trama esile (una festa di ballo dove occorre pagare 500 dollari per partecipare, la rivalità tra una capricciosa ragazzina di talento e il belloccio della compagnia) e di giocare tutto o quasi su un cast fatto apposta per suscitare gli eccitati messaggi via internet dei teleadolescenti in tipico slang scolaresco («raga, avete visto che figo quel Sebastian?»). Difficile prevedere l'impatto sul pubblico di questa serie in cui non si crede moltissimo, data la collocazione negli assolati pomeriggi estivi. C'è però da rilevare una circostanza tragica che potrebbe, cinicamente, far lievitare curiosità e familiarità con le vicende raccontate: due degli attori di questo telefilm, Vadim Schneider (Sebastian) e Jaclyn Linetsky (Megan) sono morti in un incidente stradale al termine della prima stagione di lavorazione, proprio mentre si recavano a girare un episodio della serie. Il che conferisce un alone di epica malinconia a questo prodotto televisivo per il resto privo di validi motivi di interesse. Linguaggio e dialoghi non sono particolarmente curati, e prendono a prestito battute tipiche della terminologia adolescenziale (tipo: sei fuori come un balcone). Scarsa anche la creatività della sceneggiatura, perché l'ambientazione sportiva presupporrebbe comunque la possibilità di costruire vicende e intrecci assai più vitali e spumeggianti di quelli che ci sono stati presentati in queste prime puntate. Ci si deve accontentare delle facce carucce dei giovani protagonisti, di qualche cottarella descritta con una certa pigrizia, di alcune contrapposizioni tra allievi e insegnanti che non escono mai da un seminato di scontata e loffia prevedibilità.

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