A 16 anni è una diva (straricca) "Ma alla sera torno normale"

Incontro con Miley Cyrus star del film Disney "Hannah Montana". "Di
giorno sono una star, poi a casa faccio giochi da adolescente&quot;. Negli Usa le sue foto semi-nuda su <em>Vanity Fair</em> scatenarono polemiche

Roma - Come Britney e come Paris mai, aveva detto all’inizio Miley, la stessa voce pudica delle colleghe di pop Spears e Hilton, ugualmente bionde e carine. Poi sono arrivati un bel po’ di dollari, una fotografa importante come Annie Leibovitz, il papino cantante Billy Ray sul set a rincuorarla, mentre volavano scatti senza veli, e sulla rivista Usa di prestigio Miley Cyrus, stella Disney per adolescenti e famiglie, c’è finita con perdita d’immagine secca. Pure il New York Times dei tempi di crisi s’è scomodato a parlarne. «Nessuno è perfetto e io e mio padre non siamo scherzi della natura, ma persone comuni. Anche nel nostro caso può capitare di commettere passi falsi», dice la miliardaria protagonista diciassettenne di Hannah Montana. The Movie (dal 30 aprile nelle sale, regia di Peter Chelsom, lo stesso di Shall we dance?), promuovendo il suo personale Spoon River, che la ricolloca nel quadro disneyano, pronto a saltare dopo quella scivolata.

Il papà con colpi di sole urgenti di ritocco, Billy Ray Cyrus, è un pezzo grosso della musica country, un artista da disco di platino e le fa da daddy-manager: parla per primo, imposta il discorso e Miley, camicetta color fragola come il rossetto, segue a ruota. «I media sono folli. Ma fa parte del pacchetto», spiega la ragazza di Nashville, che proprio lì è tornata a girare, in cerca di radici sane, mentre i giornali la facevano a pezzi e il comico nero Jamie Foxx le dava della «piccola sgualdrina bianca» (ma poi si è scusato pubblicamente). Infatti, quando la reginetta della serie tv Hannah Montana, nel film - concepito come un salto di qualità, rispetto all’omonima serie - sbarca in Tennesse, provenendo dalla stressante Los Angeles, zeppa di paparazzi, una mucca l'accoglie con un «muuuh» prolungato. E sarà idillio rustico tra bianchi cavalli, balle di fieno e primi amorucci. Intanto, ieri Miley, in tournée europea, beveva un’acqua minerale costosa come champagne. E ha sete, la piccola, perché la sua gola la porta verso un consistente numero di hamburger, persino a Roma, dove potrebbe mangiar mediterraneo.

«Avevo bisogno di uno stacco. Giro, viaggio molto per lavoro ed ero stanca di metter su la faccia di circostanza. A Nashville potevo essere Miley e basta», racconta l’idoletto dei teen-agers, i cui album discografici salgono in cima (triplo disco di platino nel 2006), soprattutto quando collabora con il padre. Già, il successo della ragazzina, che non tira il fiato da quando aveva dodici anni, è legato al traino paterno.

«Venendo da Nashville, una piccola cittadina, ho potuto realizzare il mio sogno: diventare famosa. Io mi sento doppia, in effetti: di giorno sono Hannah Montana e m’impegno a cantare e a recitare. Di sera torno la ragazza acqua e sapone, lontano dalle luci della ribalta». Amica di Zac Efron, altro ispiratore di gioventù, Miley trova che non sia poi così male stare sotto i riflettori. (Nel primo week end di programmazione negli Usa, il suo film ha incassato 32 milioni di dollari). «La nostra famiglia è un reality: viviamo davanti al mondo», concorda il padre, attore in tivù e al cinema (lo vedremo insieme a Jackie Chan nel film d’azione The Spy Next Door). Non c’è piccola stella senza un firmamento familiare di rispetto (Shirley Temple docet), così veniamo a sapere che esiste un fratello talentuoso di Miley. «Si chiama Tracy, suona la chitarra da dio. Ma non ne sono gelosa. Come potrei? È pieno di tatuaggi e il tempo libero lo passa con gli aghi in mano, a farsi nuovi disegni. Comunque, ho una famiglia fantastica, con quattro fratelli: mia madre si è sacrificata per noi, perché nessuno modificasse il suo stile di vita, dati i continui spostamenti», miagola la versione americana di Sophie Marceau al tempo delle mele. Meno male che, tra tanta perfezione di business, Miley gioca: l’altra notte dormiva con una macchinetta sparapuzze nel letto. Così, per ridere.