A 17 anni bigia la scuola con l’amica e viene stuprata durante un festino

(...) Così l’altra mattina la giovane parte per la grande avventura. Insieme alla compagna di scuola prende il treno e arriva a Sesto dove trova appunto altri tre peruviani: il fidanzatino dell’amica e un paio di amici, tra cui T. A., studente di 20 anni, residente a Lambrate, cugino del «padrone di casa». La comitiva si dirige verso via Acciaierie, salgano a casa di G. A., 19 anni, l’unico irregolare del gruppo di sudamericani e che per questo, dopo aver smesso di studiare, svolge solo lavori saltuari. Per una strana combinazione non ha ancora ottenuto il permesso di soggiorno a differenza dei genitori, bravissime persone, e dei due fratelli di 10 e 12 anni.
L’anfitrione ha già preparato il terreno, facendo trovare bell’è pronte alcune bottiglie di birra, grappa, ma soprattutto rhum e coca cola, con cui preparare il famoso cuba libre. I sei bevono parecchio, poi uno dei peruviani lascia la compagnia mentre la coppietta si ritira in una camera per scambiarsi qualche effusione. Rimangono solo i due cugini e la vittima, completamente stordita dall’alcol, si lascia trascinare in camera da letto dove viene violentata a turno dai due ragazzi.
Quando verso le 13 le due amiche si ritrovano, la giovane italiana è sconvolta e chiede all’amica sudamericana di tornare a casa. Così le due giovani lasciano i tre maschi a casa (andranno poi in sala giochi) e si incamminano verso la stazione dove l’adolescente ha un malore e si accascia su una panchina. Viene chiamato il 118 ed è proprio ai medici che la vittima racconta quanto le è accaduto.
Alle 14 l’allarme rimbalza al commissariato di Sesto e il dirigente Paola Morsiani si precipita dalla ragazzina. Che inizialmente minimizza poi scoppia in un pianto liberatore e racconta tutto. E mentre lei viene portata alla clinica Mangiagalli, dove verrà confermata la violenza, i poliziotti si precipitano nella casa dello stupro.
Alle 14.30 in via Acciaierie però i poliziotti trovano solo i fratellini di G. A. e decidono di aspettarlo. Dopo un po’ arriva il ragazzo che «cade dalle nuvole». Segue gli investigatori in commissariato e qui racconta la sua verità: «Lei ci stava». Non può rifiutarsi di dire come rintracciare il cugino che infatti viene convocato al distretto dove anche lui fornisce la stessa versione: «Era consenziente». Dichiarazioni che contrasterebbero con le condizioni certificate dai medici dell’Svs (Servizio violenze sessuali) che confermerebbero invece come la giovane fosse vergine. E così per i due cugini si aprono le porte del carcere di Monza. La polizia esclude che alla base dell’episodio ci possa essere degrado o disagio giovanile: i genitori dei ragazzi arrestati sono infatti degli onesti lavoratori che non hanno nascosto la loro disperazione per la «bravata» commessa dai figli.