A 17 anni in coma dopo la discoteca: "Ha preso una pasticca poi è crollato"

La notte brava, ll racconto degli amici, la corsa in ospedale. Perquisita la casa del ragazzo in Brianza

La lunga, gagliarda notte di sabato per Marco inizia alle dieci di sera, sulla macchina che viaggia veloce sulla superstrada per Milano. E finisce sei ore più tardi in una stanza del reparto di rianimazione dell’ospedale di Desenzano del Garda, in coma. In mezzo, le ore folli nella discoteca sul Garda stracolma di gente, di alcol, di balli. Marco ha diciassette anni, non dovrebbero dargli da bere, ma chi controlla, chi può controllare nella discoteca stracolma di gente. Poi Marco inghiotte una pasticca. «Lo abbiamo visto irrigidirsi e andare giù, a terra», raccontano gli amici. Alle quattro, quando arriva in ospedale è più di là che di qua. Lo intubano, lo rianimano. Se la caverà, ma chissà con quali danni.

La sera di Marco sembra una canzone dei Baustelle. Perché Marco è uno dei diecimila Charlie che popolano le discoteche del Nord. «Charlie fa surf - cantano i Baustelle - quanta roba si fa, ho scaricato tonnellate di filmati porno e vado in chiesa e faccio sport, prendo pastiglie che contengono paroxetina. Io non voglio crescere, andate a farvi fottere». Magari l’inchiesta dirà che quella era la sua prima sbornia, la sua prima pasticca. Ma il modello dominante è quello, e scappare è difficile. Soprattutto quando hai diciassette anni e sono le tre e mezzo del mattino, il papà e la mamma sono lontani, e quello che fai non lo sapranno mai. Invece il papà e la mamma lo vengono a sapere in fretta, e nel peggiore dei modi: la telefonata dei carabinieri che li sveglia all’alba, nella casa di Carimate, sul confine tra le province di Como e di Milano. È da lì che Marco è partito sabato sera, con i suoi amici di Lentate. Giù, verso Milano, sulla superstrada. E poi i centoventi chilometri d’asfalto che portano al Mazoom, uno dei cento templi del ballo e dello sballo della Pianura padana. Uno dei più famosi, uno dei più accorsati, dove la folla è tanta ed è facile venire rimbalzati dai buttafuori.

Sabato notte, purtroppo, Marco e i suoi amici riescono ad entrare. «Rhum e cocaina», si intitola uno dei dischi prodotti al Mazoom, e basterebbe questo a raccontare l’aria che tira. Ma il direttore del locale, Duilio Barbato, racconta che quando Marco si è sentito male è stato subito soccorso, «gli abbiamo chiesto se aveva ingerito qualcosa ma lui ha detto di no, d’altronde noi a queste cose stiamo molto attenti, ci sono dieci persone che si occupano a tempo pieno di controllare che non circolino pasticche». Sarà. Ma sono in più d’uno, a vedere Marco prendere l’ecstasy, nella pista del Mazoom piena di gente. E nessuno dice niente, fin quando il ragazzino non crolla a terra. Adesso, i medici e i carabinieri di Desenzano proteggono come è giusto la riservatezza di Marco: «Non c’è ancora la certezza che abbia assunto droga», dicono. Ma i racconti degli amici non lasciano spazio a tanti dubbi. E tanti dubbi non devono averli, in realtà, neanche i carabinieri, visto che mandano i colleghi di Cantù a perquisire la casa di Marco, la sua stanza da letto, i suoi cassetti da Charlie di periferia.