In 1.850 firmano contro il rilancio Fiat. Tocca alle assemblee evitare il piano B

Mirafiori in bilico. Iniziativa della Fiom. La Uilm: «Vogliono che il Lingotto lasci l’Italia»

C’è già chi pensa a una sorta di azione kamikaze da parte delle tute blu di Mirafiori: se la risposta degli operai torinesi alla volontà della Fiat di investire un miliardo per il rilancio della fabbrica ricalcherà nei prossimi giorni l’esito della raccolte di firme organizzata ieri dalla Fiom, non ci sarà da stupirsi se Sergio Marchionne estrarrà dal cassetto uno dei «piani B». Risultato: il rilancio riguarderà un altro impianto del gruppo, forse anche negli Stati Uniti, e il «cuore» industriale del Lingotto cesserà di battere nel giro di due anni. Le 1.850 firme raccolte in un solo giorno dalla Fiom di Maurizio Landini alle Carrozzerie di Mirafiori («no al modello Pomigliano» e a un contratto con le deroghe) rappresentano, di fatto, un segnale dell’orientamento degli operai direttamente interessati dal piano proposto dalla Fiat. «La governabilità degli stabilimenti - commenta Landini - si garantisce con la qualificazione della contrattazione collettiva tra le parti, realizzando un accordo condiviso dai lavoratori, non con i ricatti e i “piani B” per escludere il sindacato più rappresentativo».
A questo punto diventano decisive le assemblee in fabbrica che sono state fissate e non saranno unitarie: domani ci saranno quelle della Fiom, venerdì quelle degli altri sindacati. La tensione, dunque, è sempre più alta, nonostante Fim e Uilm abbiano manifestato la disponibilità a un incontro, nei prossimi giorni, con la stessa Fiom. «L’impostazione della Fiom - afferma il segretario generale della Fim, Giuseppe Farina - è la strada più sicura per far fallire l’investimento su Mirafiori. Noi siamo impegnati per una ripresa rapida della trattativa e per una conclusione positiva». «Il vero obiettivo della Fiom - secondo Rocco Palombella, segretario generale della Uilm - è fare in modo che la Fiat lasci l’Italia e tentare così di strumentalizzare la situazione drammatica che si andrebbe a creare. La Fiom sta facendo politica e non gli interessi dei lavoratori».
Cerca di allentare la tensione il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani: «Marchionne mi ha sempre confermato la volontà di investire nel nostro Paese: 20 miliardi spalmati su sei stabilimenti con una produzione di auto che passa da 650mila a 2 milioni 100mila mi sembra una straordinaria opportunità». Anche il governatore del Piemonte, Roberto Cota, ritiene che il manager Fiat «voglia fare l’investimento a Mirafiori».
Da Washington interviene infine la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Un altro nodo che dovrà essere sciolto nei prossimi giorni riguarda, infatti, la possibilità che il Lingotto esca dalla sfera confindustriale. «Voglio capire - ha affermato - le esigenze di Marchionne e fino a che punto possiamo spingerci, sono certa che se c’è una volontà comune possiamo trovare un accordo». Domani il faccia a faccia a New Tork.