18enne ucciso a bottigliate La madre del ragazzo ha già perdonato l'omicida

Il giorno dopo l’efferato delitto di Monza, la madre della vittima, distrutta dal
dolore, non lancia grida di vendetta: "Penso alla famiglia di quel
ragazzo"

Monza A caccia di un perché. Lorenzo Cenzato, il diciottenne ucciso mercoledì pomeriggio a Sovico, non aveva provocato l'ira del suo assassino. Era calmo, un ragazzo senza grilli per la testa, tranquillo, una vita normale, felice. Difficile con queste premesse capire perché l'ecuadoregno di un anno più giovane l'abbia ammazzato con inaudita freddezza. Appena identificato il sudamericano residente con la famiglia a Vedano al Lambro per oltre due ore ha tenuto duro. Poi ha fissato negli occhi il comandante della compagnia di Monza: «Signor capitano, ho perso la testa, non so cosa mi sia successo. Mi creda sono disperato. Chiedo perdono».

Luigi D'Ambrosio, l'ufficiale che lo stava ascoltando, ha raccolto la deposizione e ha scritto la parola fine al caso. Adesso lo straniero con l'accusa di omicidio volontario è nel carcere minorile Cesare Beccaria di Milano. Per un attimo di follia si è rovinato la vita. E la coscienza.
L'altro pomeriggio prima di squarciare la giugulare a Lorenzo aveva alzato troppo il gomito. Aveva bevuto tanta, troppa birra. Forse non l'odio, non la ragione ma l'alcol l'ha spinto con un coccio di bottiglia a ammazzare un ragazzo che da qualche giorno lo considerava un amico. Era ubriaco, il particolare è emerso anche dal test al quale è stato sottoposto. Ieri mattina in viale Brianza, lo stradone da dove alzando gli occhi si vede il luogo del barbaro assassinio, c'era ancora gente.

Curiosa e ancora incredula. Davanti c'è la sede del municipio, il sindaco, Alfredo Colombo, ha fatto listare a lutto la bandiera tricolore. È stato lui a trovare il coraggio di avvertire la famiglia della vittima. Due isolati dietro il luogo dove Lory se ne andato per sempre c'è via Torricelli. Abitava li. Una bella villetta, curata anche nei dettagli. I genitori sono fuori. Il padre, Renato, è seduto su una poltroncina. Immobile lo sguardo perso nel vuoto. Una statua di sale. Ogni tanto lo vedi passare le mani sulla testa calva. Chi parla è Carolina, la mamma del giovane ucciso. «Era un ragazzo che rubava l'affetto». È sgomenta ha le braccia conserte non riesce neppure a tormentare un bottone della camicetta che indossa. Trattiene a stento le lacrime. Racconta di suo figlio e gli occhi si inumidiscono. «Ci ha lasciato tanti bei ricordi, guardate questa foto l'abbiamo scattata il giorno del compleanno di sua sorella Mara. Era proprio un bel ragazzo vero. Sempre sorridente. Non volevamo comprargli il motorino per timore che gli succedesse qualcosa. Poi ti piomba addosso una tragedia così».

La donna è gentile, misura le parole nessun accenno di odio verso chi le ha strappato il figlio. Cerca di trovare uno sbocco al futuro: «Tante famiglie hanno perso un figlio eppure ce l'anno fatta».
«Spero che questa tragedia faccia meditare- aggiunge-. Anche quel ragazzo avrà i suoi problemi, penso alla sua famiglia. Per la verità io avevo qualche perplessità quando ho saputo che il mio Lorenzo frequentava anche degli stranieri. Poi mio marito, mi ha rassicurata. “Non preoccuparti, anche tra loro ci sono giovani per bene”, mi ripeteva».

Carolina senza pronunciare la parola che «assolve» la belva che le ha rapito per sempre la gioia della vita, perdona. Un sentimento forte, inatteso, imprevisto, che nessuno nel piccolo paese si sarebbe aspettato. Tantomeno i giovani, gli amici di Lorenzo, quelli della sua allegra compagnia. Intanto Stefania Di Tullio, il pm che segue il caso ha disposto l'autopsia sul corpo della vittima. Servirà a poco.