Dal 1929 a oggi non c’è scampo: le crisi preferiscono ottobre

Dalla Grande Depressione al Lunedì nero fino a oggi: i crac arrivano sempre lo stesso mese

Meglio che ve lo diciamo subito: per uscire da questa situazione scordatevi spericolate operazioni di salvataggio, tagli globali dei tassi d’interesse, piani di nazionalizzazione del settore creditizio, ricapitalizzazione di banche a rischio.
C’è una sola soluzione sicura: tagliare ottobre dal calendario, ramo secco e anche un po’ menagramo dell’economia globale. Perché quando arriva il mese della rivoluzione bolscevica Top traders, Brokers-dealer, Market makers e Chicken McNugget mettono su subito tutti insieme una bella cordata e se la legano al collo al primo albero che trovano per strada. Sapete com’è, l’ambientino della Borsa è un po’ superstizioso, magari mercanteggia quotidianamente con la fredda contabilità dei numeri ma poi appoggia sottobanco le corna sul ferro e si mette in tasca, se mancano gli spiccioli, una manciata di sale grosso. È ottobre, il 29 del 1929, martedì nero, quando la madre di tutte le crisi si ingoia i mercati in meno di una settimana. È ottobre, il 19 del 1987, il Black Monday, quando Wall Street brucia più di 500 miliardi di dollari, con il Dow Jones che perde il 23% in una sola seduta. È ottobre, il 2 del 1998, quando l’economia russa va in frantumi e si porta a ramengo il rublo e il listino di Mosca, meno 20%, con il concorso di colpa di un aumento esagerato delle quotazioni a Wall Street che Alan Greenspan, presidente della Fed, aveva definito pericolosissimo molto prima del crac. Ma le piazze lo ascoltarono come se a parlare fosse stato il mago Otelma. Comunque ottobre è adesso. Non fate quindi orecchie da mercante.
Non più di due o tre volte, nel dicembre del 1914 o nel maggio 1962 o dopo l’11 settembre, le bufere finanziarie per darsi appuntamento al mercato hanno scelto una data diversa dal solito. Ma è stato solo per caso. Di uguale in tutte queste crisi, spiegano quelli che masticano di economia, c’è che ieri come oggi mancano i liquidi, le Banche centrali sono costrette a intervenire e che il ribasso arriva alla fine di fasi rialziste, facendo scoppiare la bolla speculativa. Di diverso c’è che stavolta come nel ’29 al crollo dei mercati si stanno affiancando segnali di crisi dell’economia reale che mettono quel minimo di agitazione. Quindi se avete superato la Grande Depressione adesso aspettatevi l’Ulcera Peptica.
Comunque grazie a Dio, ancora dieci sedute e non ci pensiamo più. Ecco magari si rifanno i conti venerdì prossimo con le scadenze di fine ciclo. Ah, dimenticavamo, venerdì sarà comunque ottobre. Venerdì 17 ottobre. E toglietevi le mani dalle tasche.