Il 1947 visto da Andreotti

Luciana Baldrighi

In splendida forma dall’alto dei suoi 86 anni, elegante in un abito di lino blu, cravatta in tinta a pallini bianchi, il senatore a vita Giulio Andreotti ha mantenuto la sua promessa ed è venuto a raccontare in anteprima per gli amici della Lirica, il circolo guidato dal marchese Alberto Litta e da Daniela Javarone, il suo ultimo libro: 1947. L’anno delle grandi svolte nel diario di un protagonista (Rizzoli, 202 pagine, 16 euro).
È stata, quella all’Hotel Duomo, una colazione con un menu tipicamente milanese, questa l’unica richiesta fatta dall’illustre ospite: «Nonostante la temperatura», ha voluto precisare, anzi, romanamente, «alla faccia della temperatura». Presenti manager come Rosanna Acunzo e il direttore della Mondadori Libri Gian Antonio Ferrari, stiliste come Raffaella Curiel, politici come Luciano Baruffi, chirurghi come Ernesto Caronni, nobili come il principe Domingo Marrj Del Val, militari come il generale Mauro del Vecchio (in partenza per Kabul). Il parterre, insomma, si è rivelato vasto e composito. Fra gli altri, ancora: il presidente della Camera di commercio Peppo Vigorelli, Alessandro Roi e la moglie Annamaria, Piera Santambrogio, Elena Faletti, Pinuccia Cottone e Roberto Mazzapodi.
Nel corso della conversazione, informale e brillante, il presidente Andreotti ha raccontato il 1947, filo conduttore del suo nuovo libro, «un periodo decisivo per la nascita della democrazia italiana». «Un libro - ha aggiunto - che si basa sui diari integrali e finora inediti che cominciai a tenere in quell’anno».

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