1960, le giornate di Genova

Con la consueta cornice di grande pubblico si è svolta anche la 6ª lezione di Storia di «Genova italiana», promossa ed organizzata dalla Fondazione Garrone con la collaborazione di Editore Laterza e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. L'ha tenuta il prof. Luciano Canfora, docente di Filologia classica all'Università di Bari ed ha raccontato le giornate della «rivolta di Genova» del 30 giugno 1960, quando la città «partigiana» si ribellò alla decisione, presa a livello «nazionale» (dalla corrente di Almirante), di far svolgere «provocatoriamente» il 6° Congresso nazionale del Movimento Sociale italiano, al teatro Margherita, a pochi metri dal «sacrario della Resistenza» situato sotto il Ponte monumentale, come gesto di sfida agli antifascisti. Tambroni, era presidente del Consiglio dei ministri e accettò questa decisione per avere l'appoggio del Msi al suo governo. Male gliene colse! Sicuramente non conosceva il Dna dei genovesi che, questa volta nella loro parte predominante di «sinistra», scattò come una molla!
Donne, giovani, anziani, operai e «camalli», si ricordarono di quando costrinsero i tedeschi ad arrendersi alla città. (http: //www. mil2002. org/ cronaca/ 2011/ 110119ig.htm). Con il coordinamento dei partiti prevalentemente di centro-sinistra (comunisti, socialisti, socialdemocratici, radicali e repubblicani) e della Camera del lavoro, iniziò una grande manifestazione di protesta che partendo da piazza dell'Annunziata sarebbe dovuta terminare in piazza della Vittoria. Invece i manifestanti non sciolsero la manifestazione e risalirono verso piazza De Ferrari dove iniziarono gli scontri con le forze di polizia. Con grande senso di responsabilità, prima che ci fossero anche dei morti, il presidente dell'Anpi, Giorgio Gimelli, convinse i manifestanti a fermare gli scontri che comunque lasciarono sul campo 162 agenti e 40 manifestanti feriti.
Il Congresso venne annullato e cadde il governo Tambroni. Come non ricordare allora la lettera, firmata, che scrisse il 18 marzo 2006 un partigiano (classe 1922, tuttora vivente, tessera N° 82 del Corpo Comando Divisione Vigano Cln), a «il Giornale» (http://www.mil2002.org/cronaca/identita/060318_6.htm): «…cacciati via i fascisti e i tedeschi, per un certo tempo è girata la voce che avremmo potuto restituire l'indipendenza alla Liguria, onde evitare che nel futuro avvenissero di nuovo nella Comunità ligure le tragedie che avevamo dovuto subire. Ma arrivò l'ordine perentorio da Roma (Togliatti? ndr) di lasciare perdere…». Purtroppo… obbedirono!
*Presidente Mil Movimento indipendentista ligure