1960: «NON È MAI TROPPO TARDI» EDUCA L’ITALIA

La vocazione didattica della Rai ebbe il suo momento più alto nella realizzazione di Non è mai troppo tardi, programma di scolarizzazione di massa che durò quasi un decennio, dal 1960 al 1968. Nelle intenzioni dei suoi autori e del ministero della Pubblica Istruzione, istituzionalmente coinvolto, era un programma trisettimanale rivolto alla fascia più bassa degli italiani, quella degli adulti analfabeti. Si trattava di offrire loro la possibilità di ottenere la licenza elementare: un obiettivo allora non disprezzabile, in un'Italia che stava crescendo in maniera sbalorditiva sul piano economico, ma che aveva ancora sacche di analfabetismo numericamente consistenti.
L'orario era stato scelto con cura, preserale, per permettere a chi tornava dai campi e dalle fabbriche di seguire il programma. Il vero problema era la (relativamente) scarsa diffusione dei televisori, ma la Rai allestì oltre duemila posti di ascolto che furono subito presi d'assalto da migliaia di aspiranti a conseguire l'agognata licenza. Il successo di Non è mai troppo tardi, «programma di servizio» come lo si definirebbe oggi, esplose fin dal primo ciclo e non solo perché quasi sessantamila italiani frequentarono le lezioni. I quotidiani e i settimanali, infatti, cominciarono subito a parlarne e il conduttore, il maestro Alberto Manzi, diventò uno dei personaggi più amati e più popolari della nostra Tv. Manzi si rivelò un maestro televisivo ideale con il suo garbo, la sua straordinaria comunicativa, la capacità di essere docente e insieme di mettersi al livello dei suoi allievi. D'altra parte sapeva utilizzare tutte le risorse didattiche possibili, dalla vecchia lavagna e dai rituali gessetti agli sketch e ai filmati. La lingua italiana, fino allora per molti dei suoi allievi un mistero, apparve a essi bella e semplice perché era lui a insegnarla con semplicità ed efficacia. I risultati superarono qualsiasi previsione. Nel lungo periodo in cui andò in onda Non è mai troppo tardi ha diplomato circa 250 mila persone e per di più è stato seguito da centinaia di miglia di spettatori di livello culturale ben superiore, attratti da quello che era diventato un programma di successo.
Nel 1991 Gianni Ippoliti lo rivisitò alla sua maniera, con ironia ma anche con l'intenzione di verificare se era cresciuto davvero, come sostenevano diversi sondaggi, l'analfabetismo «di ritorno». Le risposte che ebbe da italiani appartenenti a tutte le classi sociali furono scioccanti e deprimenti insieme. L'ignoranza di concetti e termini assai diffusi, di uso comune, si rivelava estremamente ampia, ma ormai non c'era più un maestro Manzi a correggere gli errori e a insegnare l'uso corretto della lingua italiana.