1964: IL «GOBBO» PORTA FORTUNA A MAIGRET

La Rai riuscì nel 1964 in un'impresa ardua: ottenere i diritti per realizzare una serie di sceneggiati, tratti dai libri di Georges Simenon dedicati al suo personaggio più popolare, il commissario Maigret. Ma ancora più difficile era trovare l'interprete che rendesse credibile quell'investigatore così francese nei suoi gusti, con la passione per il calvados, i vini di qualità e l'amore per la buona cucina d'oltralpe, dal cosciotto d'agnello alla provenzale alla trote au bleu fino alla vichyssoise, una minestra di porri, patate e regaglie di pollo.
La scelta cadde su uno dei nostri attori più simpatici e popolari, Gino Cervi, reduce dai trionfi di Don Camillo, accanto all'impagabile comico francese Fernandel. Cervi si rivelò la carta vincente dello sceneggiato, identificandosi perfettamente nel personaggio con la sua recitazione spoglia, con la sua bonomia, con la sua voce corposa. Ma la lavorazione non fu facile perché egli era noto per i suoi problemi di memoria. Tuttavia, a Parigi, aveva trionfato nel Cyrano de Bergerac di Rostand, utilizzando addirittura due suggeritori, opportunamente nascosti dietro le quinte e un elemento scenografico. In uno studio televisivo i rischi erano assai minori, ma allora comunque si registravano scene lunghe e con più di un interlocutore. Il suggeritore fu messo sull'avviso dal regista Mario Landi già durante le prove, ma Cervi perdeva le battute o le recitava in maniera approssimativa, ciò che è naturalmente vietato in un giallo. Landi ricorse allora al «gobbo», un grande cartello girevole su cui gli attori possono leggere le battute scritte dal suggeritore in caratteri chiari e grandi. Con il «gobbo» Cervi, che pure era uomo pacato e riflessivo, riconquistò tutta la sua sicurezza di interprete. Ma un «gobbo», che era utilizzato anche dagli altri interpreti, non bastava. Cervi ne aveva bisogno di più di uno e così i «gobbi» si moltiplicarono. Il suggeritore, che li scriveva, lavorava ormai full time, con piena soddisfazione del regista, di tutti gli altri interpreti e naturalmente dello stesso Cervi. Il più soddisfatto di tutti era, però, proprio il «gobbista» che ogni giorno vedeva crescere l'importo dei suoi straordinari. La proliferazione di cartelli fu tale che lo studio di via Teulada in cui si registrava la prima serie fu ribattezzato «Lo studio del gobbo». Una definizione perfetta, anche perché il gobbo, quello di natura, porta notoriamente fortuna. Le inchieste del commissario Maigret si moltiplicarono, infatti, in ben quattro cicli come i «gobbi» dello studio di Via Teulada.