1964, L’UOMO IDEALE È ALBERTO LUPO

Il 9 febbraio 1964 andò in onda la prima delle sette puntate de La cittadella, tratta dal romanzo dello scrittore inglese Archibald Cronin, oggi dimenticato ma allora popolarissimo con i suoi bestseller. Era la storia privata e pubblica di un medico, il dottor Manson, operante fra i minatori del Galles fra mille difficoltà e in una situazione sociale difficile. Una storia che aveva tutti gli ingredienti per emozionare milioni di telespettatori, con le sue vicende sentimentali, scene drammatiche in miniera, operazioni chirurgiche rischiose, scontri giudiziari, problemi scolastici dei figli dei minatori. C'era una materia assai ricca nel romanzo di Cronin, scritto nel 1937 ma per nulla invecchiato per un pubblico in cerca di buoni sentimenti e di emozioni. Anton Giulio Majano, maestro dello sceneggiato televisivo, non aveva sintetizzato, nella sceneggiatura da lui stesso scritta, le tante situazioni emozionali del romanzo, convinto com'era che «il teleromanzo debba avere il ritmo, l'ampiezza, l'apertura analitica del libro». Come regista fu attentissimo a ricreare, in studio, le diverse atmosfere del romanzo di Cronin. Riuscì, d'altra parte, a scritturare un cast di prim'ordine. Annamaria Guarnieri era la sensibile interprete della fidanzata del dottor Manson, ben affiancata da attori popolari e di talento come Ferruccio De Ceresa, Nando Gazzolo, Franco Volpi, Eleonora Rossi Drago, Fosco Giachetti e da una appena sedicenne Loretta Goggi. Fu, però, soprattutto la scelta di Alberto Lupo a determinare lo straordinario successo del teleromanzo. Lupo era un uomo di grande fascino fisico e dalla voce virile, ricca di risonanze. Ammaliò, fin dalla prima puntata, milioni di donne italiane, che finirono per identificare l'attore nel personaggio. Gli capitarono così molte situazioni divertenti che comunque gli permisero di diventare un vero divo della tv. Appena usciva di casa era circondato da persone che gli chiedevano consigli medici o addirittura ardue diagnosi su parenti e amici ammalati. La sua popolarità come dottor Manson raggiunse un livello tale che fu chiamato come testimonial in un importante congresso di medicina. In alcune inchieste televisive e giornalistiche, dedicate all'uomo ideale, sbaragliò concorrenti come Amedeo Nazzari, Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman. Le sette puntate de La cittadella superarono i dodici milioni e mezzo di spettatori, un dato di poco inferiore al Festival di Sanremo dello stesso anno. Alberto Lupo, da parte sua, fece fatica a liberarsi del personaggio in cui tutti lo identificavano, ma, da eccellente professionista qual era, ci riuscì, dedicandosi anche con molto successo, agli spettacoli di rivista.