Il 2 gennaio via ai saldi in Lombardia, i consigli per evitare «fregature»

Subito dopo capodanno scatta la corsa agli affari a Milano e in tutta la regione. Telefono Blu-Sos consumatori invita a segnalare gli eventuali casi di truffa e detta i consigli per leggere bene le etichette e evitare di mettere nell'armadio merce invenduta negli anni

Chiusa la caccia ai regali, è quasi ora di corsa agli affari. Subito dopo capodanno, il 2 gennaio partono a Milano e in tutta la Lombardia i saldi. Rappresentano circa un quinto delle vendite del settore tessile, anche se Telefono Blu-Sos Consumatori sottolinea come anche il periodo delle promozioni segni una crisi per i negozianti. L'estate 2009 ha registrato, come da due anni a questa parte, la prima flessione, con una riduzione del 10 per cento degli acquisti. Già il mese di dicembre e le feste hanno segnato un avanzamento, la forbice si è ridotta del 5%. Ruolo molto rilevante nel variare il successo dei saldi lo avranno gli outlet e gli ipermercati. Al momento, l'intenzione media di spesa è di poco superiore ai 280 euro, più alta però al nord - 350 euro - mentre al sud scende a 250 euro e nel centro Italia è di 300 euro.
Telefono Blu raccoglie già attraverso il sito www.sosconsumatori.it le denunce di eventuali truffe: 2.200 sono state le segnalazioni raccolte l'anno scorso, le più frequenti riguardavano merce in vetrina non di stagione, etichette non chiare, mancato cambio merce, disagi nei cambi e pagamenti. Il decalogo dell'associazione consiglia di: ricordarsi il capo che ci interessa (meglio ancora fotografarlo) e il suo prezzo per capire l'esatto sconto; visitare più di un negozio, aiuta a non commettere errori (c'è il rischio che venga messa in circolazione merce invenduta negli anni); prestare attenzione alle etichette, quelle di origine permettono di risalire al produttore, quelle di contenuto garantiscono la composizione del prodotto e le modalità di lavaggio per evitare rischi; conservare sempre lo scontrino, se la merce è difettosa si può infatti optare per la restituzione del prodotto o un prezzo ancora inferiore; salvo casi eccezionali, il negoziante non può vietare di "provare" la merce in vendita.