Dopo 20 anni scopre che il figlio non è suo Ora rivuole i soldi pagati per mantenerlo

da Genova

Per un ventennio paga gli alimenti per il sostentamento del figlio naturale, nato dalla relazione con una ragazza che lavorava in un locale notturno, e che ha riconosciuto come suo, dandogli il proprio nome, ma solo dopo tanto tempo scopre che quel «bimbo» non è suo.
Gli anni trascorrono, il bambino diventa maggiorenne, e solo allora il genitore comincia ad avere dei sospetti. Tutto ciò, mentre la madre con sempre maggiore insistenza pretende che continui a pagare l’assegno di 350 euro, che l’uomo le ha versato sin dalla nascita del piccolo, ma che adesso non vuol più corrispondere. A questo punto l’entraineuse si rivolge alla magistratura ottenendo un decreto ingiuntivo per riavere l’assegno per il figlio. Meno male che a soccorso dell’uomo v’è la scienza, il Dna, che senza ombra di dubbio sentenzia: «Non è figlio tuo». A questo punto cominciano i guai per la madre, chiamata a restituire il maltolto, che nel frattempo è diventato un malloppo (100mila euro circa).
In breve l’episodio. Giovanni (nome di fantasia), imprenditore, abitante nell’entroterra genovese, 55 anni, quando ne aveva 35 conosce l’entraineuse, originaria delle Marche. Le serate al night trascorrono allegramente. I due si frequentano anche fuori del locale notturno, le cene diventano sempre più intime, Nadia resta incinta. Nasce il bimbo, che Giovanni non ha difficoltà a riconoscere perché la giovane gli ha fatto credere di essere sta messa incinta proprio da lui. Un bel giorno la relazione termina, Giovanni frequenta altre donne, poi si sposa. Ha una figlia che oggi ha quattro anni, ma comincia a essere roso dal dubbio sulla paternità del figlio avuto da Nadia. Dopo aver consultato gli amici, anche su pressione della moglie, decide di sospendere il pagamento dell’assegno per il figlio. Nadia vuole i soldi e ricorre al tribunale, che ordina di pagare. Giovanni, senza perder tempo, va da un avvocato che gli consiglia di far sottoporre il ragazzo al test del Dna (il giovane e la madre non si oppongono). Per l’imprenditore il risultato è choccante, ma nello stesso è una conferma ai suoi sospetti. Adesso chiederà il disconoscimento di paternità, anche per non essere obbligato a versare i soldi per il sostentamento del ragazzo. Inoltre, furibondo per essere stato preso in giro da Nadia, farà causa per ottenere la restituzione dei soldi versati in 20 anni, nonchè il riconoscimento dei danni materiali e morali subiti.