Dopo un 2008 orribile è l’anno dei ribassi record

Dopo un 2008 orribile per chi aveva sottoscritto mutui a tasso variabile, con le rate che schizzavano all’insù di mese in mese per effetto della stretta creditizia, il 2009 si sta rivelando l’anno dei ribassi record. Una circostanza che sta portando un grosso sollievo a coloro che hanno la rata variabile e un’occasione per chi vuole accendere un nuovo finanziamento. In questi giorni l’Euribor, il tasso al quale le banche si prestano gli euro l’un l’altra (e che viene peso come riferimento per erogare i finanziamenti a rata variabile) è ai minimi storici: l’1,4% sulla scadenza tre mesi, che è una delle più usate. Un anno fa il valore era al 4,7%.
La media dei tassi sui muti praticati dalle banche è passata dall’oltre 6% del settembre scorso al 4,5% medio. Su un ipotetico mutuo di 100mila euro e di durata ventennale, significa una rata passata da 716 euro a 605 euro al mese, con un risparmio di 111 euro netti al mese. La dinamica fortemente discendente dei tassi (quelli ufficiali sono vicini allo zero) e il maggior credito disponibile hanno già prodotto un’inversione di tendenza nel mercato dei mutui americano, quello che è stato all’origine della tempesta finanziaria e che per primo ne ha patito le conseguenze. Le richieste di finanziamenti ipotecari negli Usa la prima settimana di aprile sono infatti risultate in forte aumento, per la quinta settimana di fila, portandosi ai massimi da tre mesi a questa parte. Secondo i dati forniti dalla Mortgage banker’s association, l’incremento di richieste per l’effetivo acquisto di un immobile (escludendo pertanto i rifinanziamenti) è stato pari all’11 per cento. E qualche segnale di ripresa nelle ultime settimane si sta registrando anche nel mercato italiano, lo affermano gli operatori del mercato, e lo mostrano i dati.
L’importo medio finanziato dalle banche alle famiglie italiane, infatti, dopo un picco negativo di circa 122mila euro raggiunto verso la fine del 2008, è risultato nei primi mesi del 2009 in netta ripresa, a quota 131mila e questo nonostante le norme più rigide adottate dagli istituti nella concessione dei prestiti.