200mila i papà separati in Italia

Anno 2005: Gianni, 43 anni, due figli piccoli e una moglie in carriera. Una famiglia felice. Anno 2008: Gianni, 46 anni, due figli piccoli (cresciuti però di tre anni) e una moglie (ormai ex) sempre più in carriera. Una famiglia distrutta.
Dopo la separazione, i bambini sono stati affidati a lei che - benché guadagni più di lui - ha ottenuto dal giudice la casa coniugale e un congruo assegno di mantenimento. Risultato: Gianni deve sopravvivere con poche centinaia di euro al mese e non potrebbe mai permettersi un appartamento in affitto. È la «sindrome del clochard» che colpisce tanti uomini che, dall’oggi al domani, si addormentano benestanti e si risvegliano indigenti. Un crollo patrimoniale causato dal fiume carsico del divorzio che erode certezze affettive ed economiche. C’è chi trova la forza di reagire, ma c’è anche chi si lascia andare: negli ultimi 10 anni i suicidi tra gli uomini separati sono aumentati del 13%; mentre - secondo i dati Caritas - un barbone su tre si è ridotto a vivere sulla strada dopo che il suo status di marito e padre è stato frantumato dalla sentenza di un giudice.
«Anch’io ho pensato seriamente di farla finita, ma poi ho trovato una persona che mi ha salvato...». Questa persona si chiama Elio Cirimbelli, ed è il direttore del Centro associazione divorziati che a Bolzano ha contribuito a realizzare il primo «condominio per separati». Il Consiglio provinciale ha infatti approvato un progetto apripista: gli edifici attualmente destinati a immigrati e handicappati, potranno essere assegnati anche ai padri separati. La proposta ora dovrà passare all’esame dell’aula consiliare, ma sicuramente troverà il consenso di una città che già da tempo sperimenta il modello «casa-albergo» per padri in temporanea difficoltà.
«Qui gli alloggi costano un occhio della testa e i più penalizzati sono gli uomini - spiegano gli ideatori del progetto -. In una famiglia in cui marito e moglie lavorano entrambi, con 1.300 euro al mese lui e altrettanti lei, assieme riescono a pagare la rata mensile del mutuo di 600 euro. Quando si separano la rata viene divisa a metà ma l’appartamento rimane alla donna, cui va anche un assegno di 500 euro per il mantenimento dei figli».
I dettagli dell’operazione sono stati anticipati ieri sul quotidiano Alto Adige: la sensazione è che l’emendamento «salva-separati» abbia ottime possibilità di diventare legge, considerato che l’emergenza-tetto per gli uomini divorziati è ormai un’emergenza sociale. E non solo a Bolzano. Su questo fronte il Centro associazione separati e divorziati ha fatto da precursore: già dal 2004 gestisce infatti una piccola struttura creata per venire incontro alle esigenze di chi assieme a moglie e figli, perde anche la casa.
Sono due alloggi messi a disposizione dai quali sono state ricavate cinque unità: cinque stanze (con cucina e soggiorno comune) dove i padri possono portare anche i figli. Il canone d'affitto è di circa 200 euro al mese e non possono rimanere per più di due anni. Servirebbero altri posti proprio perché aumenta il numero degli uomini che si trovano in grossa difficoltà.
«Se come ormai pare certo l'emendamento approvato in commissione diventerà legge - sottolinea Cirimbelli -, sarà la prima volta a livello nazionale in cui il legislatore prevede nelle case-albergo alloggi per i separati. Spero solo che ci si ricordi di inserire la possibilità per il genitore di ospitare anche i figli».
In Alto Adige le prime sono salite dalle 624 del 2001 alle 721 del 2007; i secondi da 330 a 469. La crisi della coppia ha contribuito ad aumentare il numero delle famiglie monogenitoriali e così se le madri con figli nel 1971 erano 7.948, nel 2007 sono quasi triplicate arrivando a 20.926; i padri con figli erano 2.576 e un anno fa 6.788.
In caso di separazione l'alloggio viene assegnato preferibilmente alla moglie (54,4%); al marito solo nel 22%. La conseguenza è devastante: l’uomo separato resta in bilico sul baratro di una improvvisa povertà che rischia di annullarlo completamente sotto il profilo morale, ancor prima che sotto l’aspetto economico.
Ciascuno si arrangia come può. «C'è quello che per dividere le spese va a vivere con altri padri divorziati - testimonia Cirimbelli -, più frequentemente si è costretti a tornare dai genitori o a chiedere ospitalità a qualche conoscente: ci si accontenta anche di una branda in cantina. Situazioni pesanti di cui molti si vergognano, per questo capita che i figli li incontrino al bar». Magari con un occhio allo scontrino delle consumazioni. Per non sforare sul budget del mese...