Il 2010 è l’anno dell’ottimismo

Alla fine si sono stufati anche loro, di vedere tutto nero. Comincia il 2010 e pure i pessimisti iniziano a ripensarci, e i numeri dietro, a ruota, dicono che l’anno nuovo avrà un altro spirito: speranza, fiducia, benessere. E non è solo una sensazione, ieri il Financial Times ha misurato la serenità futura in un sondaggio esclusivo condotto da Harris fra gli abitanti di Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Italia e Stati Uniti. Risultato: i francesi, pur colpiti meno dalla crisi, sono i più pessimisti d’Europa, seguiti dagli inglesi, rivali perfino nell’umor nero. Ma tutti gli altri hanno prospettive migliori, con gli americani che guidano la classifica degli ottimisti, come dire: dopo tanta crisi e tante Cassandre, ora guardiamo avanti. Anche in Italia gli ottimisti battono i pessimisti: circa il 33 per cento dei connazionali è convinto che la qualità della vita migliorerà nei prossimi dieci anni, contro il 28 per cento di pessimisti che continuano a pensare negativo.
La maggior parte degli italiani è soddisfatta: solo un terzo crede che il suo livello di vita sia peggiorato rispetto al 2000, una percentuale identica a quella degli Stati Uniti. Dove il pessimismo è decisamente passato di moda, anche perché sarà pure uno stimolo ad aguzzare l’ingegno ma, dopo un po’, il rischio è di lasciarsi andare. Invece no. Qualche settimana fa l’Economist spiegava che a una recessione pesante segue una ripresa potente, diciamo inversamente proporzionale. Anche se le eccezioni sono possibili, ieri l’indice di fiducia dei consumatori americani è salito più del previsto, a 52,9. E secondo un sondaggio di CareerBuilder il 20 per cento dei datori di lavoro si prepara ad assumere a tempo pieno e indeterminato, contro il 14 per cento del 2009. I numeri sono tutti dalla parte di chi crede nella ripresa: ieri in Italia l’indice Isae che misura la fiducia delle imprese è cresciuto a 82,6, cioè il livello massimo toccato da giugno del 2008. E molti continuano a credere che lo Stato garantirà il sostegno finanziario ai suoi cittadini: il Financial Times ha calcolato che gli scettici sono il 55 per cento, tanti ma non troppi, alla pari con gli americani, e pur sempre pochi rispetto al 75 per cento dei francesi.
La tetraggine d’Oltralpe è ormai ufficiale, dopo essere finita in prima pagina sul più importante quotidiano d’Europa. Così come è chiaro che l’America detti la linea: basta con certe previsioni deprimenti, il 2010 è l’occasione per ricominciare e il Vecchio continente non deve rimanere indietro. Gli italiani sembrano già sulla buona strada: quattro su dieci sono ottimisti anche sul breve periodo e sono convinti che l’economia riprenderà a crescere già nel 2010. Una cifra che supera del 17 per cento quella dei pessimisti e che inverte nettamente la tendenza: l’anno scorso - spiega un’analisi di Coldiretti su un’indagine Deloitte - le previsioni negative prevalevano del 32 per cento su quelle positive.
Si svolta, quindi. Anche perché pensare sempre al peggio fa male alla salute, tanto che gli psicologi hanno individuato una «sindrome da crisi economica». Colpisce un italiano su quattro ed è alimentata, giorno dopo giorno, da visioni apocalittiche e messaggi senza speranza, provoca ansia, insonnia, depressione, inappetenza e apatia, insomma peggiora la vita più di quanto possa apparire mal messa. Così gli psicologi dell’associazione «Donne e qualità della vita» offrono una lista di antidoti in vista di un 2010 meno deprimente. Niente di drastico: godersi uno spettacolo comico, frequentare un corso di ballo o di giardinaggio, cucinare per gli amici o il fidanzato, passeggiare, usare la bicicletta e occuparsi di un animale domestico. L’importante è cambiare rotta e smettere di piangersi addosso. Immaginare in positivo, un po’ come succede nelle pubblicità della nuova era: dall’uomo conquistatore del Martini che vede il mondo tutto in rosa al bicchiere mezzo pieno dell’acqua minerale, fino ai collant che fanno sentire le donne pronte a qualunque sfida. Il messaggio è sempre lo stesso: godersi la vita, non rovinarsela. Lo pensano anche gli inglesi, pronti a stanziare 13 milioni di sterline per formare quasi quattromila psicologi e infermieri per un servizio di terapia ai cittadini stressati dalla crisi. E alcune aziende francesi che con il ticket-psi offrono ai lavoratori esauriti un bonus per lo psicologo. Qualunque mezzo, pur di lasciarsi il pessimismo alle spalle. Come un brutto ricordo di un anno ormai passato.